foibe e confine orientale 1920-1947

Cassina de’ Pecchi: a teatro con i testi di chi manipola la storia

A Cassina de’ Pecchi (MI), domenica 16 febbraio andrà in scena uno spettacolo teatrale su Norma Cossetto. Autore dello spettacolo è Emanuele Merlino, figlio di Mario Merlino, nome noto del neofascismo italiano per essersi infiltrato nel 1969 all’interno del gruppo anarchico in cui militava Pietro Valpreda e per contribuito a depistare le indagini sulla strage di piazza Fontana. Emanuele Merlino è anche autore del soggetto e della sceneggiatura del fumetto Foiba Rossa, edito da Ferro Gallico, editore molto vicino ai partiti neofascisti Forza Nuova e Casapound. Pochi giorni fa, l’amministrazione comunale di Pessano con Bornago ha deciso di non permettere la presentazione del fumetto nella biblioteca civica, dato il carattere manipolatorio, storicamente inesatto ed evidentemente di parte neofascista nel presentare la vicenda di Cossetto e più in generale il periodo 1943-1945 nelle zone del confine orientale. Essendo il testo dello spettacolo opera dello stesso autore, non è improbabile che ricalchi le idee del fumetto neofascista.

Si legge infatti nella presentazione dell’evento: “La protagonista della storia è una giovane studentessa istriana, catturata ed imprigionata dai partigiani slavi, lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi buttata in una foiba, Norma Cossetto, divenuta emblema di un mondo ferito”. Come spiegato approfonditamente dal gruppo di ricerca storica Nicoletta Bourbaki, delle cose scritte sopra ne sono documentate solo due: Cossetto

“scomparve dopo essere stata prelevata dagli insorti istriani nel caotico settembre del 1943; due mesi dopo, in dicembre – sul giorno preciso le versioni sono discordanti – il suo corpo fu estratto dalla foiba di Surani, vicino ad Antignana/Tinjan nell’Istria centrale, assieme ad altri 25 corpi”.

Sul resto, solo dicerie non verificate, riferite anni dopo il ritrovamento del corpo, con l’aggiunta progressiva di particolari macabri. Lo scopo: dopo l’insurrezione dell’Istria nel 1943, le truppe hitleriane occuparono la zona. La macchina della propaganda del Reich iniziò a lavorare a pieno ritmo enfatizzando i ritrovamenti di corpi nelle foibe, in modo da presentare i partigiani come belve assetate di sangue e – soprattutto – dividere italiani da sloveni e croati. La carta dell’odio etnico serviva a dividere il movimento partigiano che fu, proprio come quelle terre, plurilingue e plurinazionale.

Il teatro e gli attori (una compagnia amatoriale del territorio) sono probabilmente in buona fede, ma il testo dello spettacolo rischia di alimentare narrazioni tossiche a base di nazionalismo italiano, razzismo antislavo e riabilitazione dei criminali nazifascisti.

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