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Mobilitazioni

2 giugno 2020 a Cologno Monzese

Il 2 giugno 2020 si è svolta la prima vera manifestazione della fase post quarantena a Cologno Monzese. Su iniziativa della sezione locale dell’ANPI, ci si è radunati/e intorno al monumento alla Resistenza per celebrare la Festa della Repubblica. Mentre nelle principali città italiane il 2 giugno veniva strumentalizzato dalle destre per ragioni di tattica e propaganda, a Cologno si è dato un segnale preciso: la Repubblica italiana nacque nel solco della Resistenza partigiana e nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, ogni tentativo di far scomparire quella storia e quegli ideali a Cologno non trova spazio.

Così, alle 11:00 precise, diverse decine di persone si sono radunate in via della Resistenza, rispettando la distanza interpersonale di un metro e indossando la mascherina per precauzione. Subito dopo ha preso la parola il presidente della sezione ANPI, che ha constatato come nessun esponente dell’amministrazione comunale fosse presente, né il 2 giugno (fino a quel momento) fosse menzionato in nessuno dei canali di comunicazione istituzionali. Dopo il 25 aprile, un’altra colpevole dimenticanza.

Come aveva già fatto un gran numero di nostri/e concittadini/e, nel discorso si sono prese le distanze dalla vicesindaca Gianfranca Tesauro (Fratelli d’Italia), che nei giorni scorsi è stata fotografata indossando una mascherina con un motto fascista. Lungi dal porgere le sue scuse, ha rivendicato il gesto, minimizzato lo slogan e ripetuto il falso luogo comune di un fascismo che avrebbe anche fatto cose buone, al netto di qualche “scivolone”. Infine, si è reso omaggio alle donne che parteciparono all’Assemblea Costituente, ripetendone i nomi e deponendo ventuno rose alla base del monumento.

Dopo il discorso dell’ANPI, la Rete antifascista Cologno ha invitato le/i presenti a esprimere pubblicamente la propria indignazione verso la vicesindaca: dopo i cori, si è cantata l’immancabile Bella Ciao.

Per concludere, la Rete antifascista ha invitato la cittadinanza a ricordare con nove fiori rossi i nove deportati colognesi, arrestati dai nazifascisti dopo i coraggiosi scioperi nelle fabbriche di Sesto San Giovanni, scioperi che contestarono guerra e regime nella primavera del 1944. A depositare il mazzo presso il cippo commemorativo è stata Luigia Fanzel, figlia di Antonio, uno dei nove martiri colognesi.

Viviamo in un momento storico particolarmente delicato: l’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia di Covid-19 ha già e avrà senz’altro altri strascichi pesanti sul futuro di chi lavora per (sopra?)vivere. Pensiamo però che soprattutto in un momento di ulteriore e maggiore incertezza sul futuro come quello attuale sia ancor di più necessario ribadire quali devono essere le basi di valori e di memoria su cui poggiare la vita collettiva del nostro paese e della nostra città, e su cui costruire un avvenire che sia migliore per chiunque. E’ stato importante anche tornare a incontrarsi di persona nello spazio pubblico – pur con tutte le precauzioni – per esprimere la nostra opinione e coltivare il diritto al dissenso e alla critica; gli ultimi mesi di lockdown ci hanno giocoforza fatto disabituare a queste pratiche, che è importante mantenere vive come antidoto a un altro virus che già da troppo tempo è tornato in circolo: quello della fascinazione, da molte parti, per una visione autoritaria nella gestione della res publica.

Ora e sempre Resistenza!

Si ringrazia Stefania Memeo per le riprese video.

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Presidio del territorio

Mascherine tricolori, atto quinto: nel sabato dei Gilet arancioni, situazione stabile

Il 30 maggio ha visto il quinto sabato consecutivo dei presìdi delle sedicenti Mascherine Tricolori. Come ha più volte denunciato l’Osservatorio democratico sulle nuove destre, sotto la retorica del popolo indignato contro l’élite al potere si nasconde in realtà la nuova tattica di Casa Pound Italia. Bannata dai social network del gruppo Facebook e momentaneamente non interessata alla competizione elettorale, infatti, l’organizzazione neofascista ha tirato fuori dal cilindro una nuova sigla con l’intento, fin troppo evidente, di entrare in contatto con un numero crescente di persone e fare proselitismo. Il tutto sfruttando la rabbia sociale per le conseguenze socio-economiche dei mesi di chiusura da coronavirus.

In questo ultimo sabato osserviamo poche variazioni sul tema ormai consolidato: manifestazioni in numerose città, anche medio-piccole, da nord a sud, un unico volantino letto al megafono in tutte le piazze, il grosso delle forze concentrate a Roma, luogo del potere politico e quartier generale delle tartarughe frecciate.

Prima di entrare nel merito, però, c’è da osservare come in questo 30 maggio il centro della scena mediatica sia stato scippato alle Mascherine dalle piazze del pittoresco ex generale dei Carabinieri Pappalardo e dei suoi Gilet arancioni. Ha avuto notevole copertura, infatti, lo show del “generale” in Piazza Duomo a Milano, al punto da generale qualche malumore nei commenti dei follower della pagina Facebook delle mascherine tricolorate (v. foto).

Roma a parte, le altre piazze delle Mascherine sembrano a colpo d’occhio più vuote rispetto alle ultime due settimane. Certo, per compensare si è dispiegata una coreografia con una discreta quantità di bandiere italiane e una disposizione in file ordinate e molto, molto ben distanziate. Stiamo comunque parlando di qualche decina di persone per ogni piazza (v. foto). Probabilmente il notevole sforzo organizzativo di manifestare una volta alla settimana in modo capillare sul territorio nazionale inizia a farsi sentire, anche se è ancora presto per trarre conclusioni sugli sviluppi futuri. A Milano, per restare vicino a noi, la frontwoman delle Mascherine è sempre lei, Angela De Rosa, portavoce provinciale di Casa Pound (v. foto).

A Roma la piazza scelta è stata quella di Montecitorio, dall’evidente portato simbolico: sarebbe andato in scena l’assedio ai palazzi del potere corrotto e lontano dal “popolo”. Questa, infatti, la retorica ricorrente negli interventi declamati al megafono e ripresi nel video postato sulla pagina Facebook nazionale. Sulle battute finali dell’inno di Mameli, poi, qualcuno proprio non ce la fa a trattenersi dal fare un saluto romano (v. foto). Folklore a parte, se si guarda con attenzione il video, si scorge dietro l’oratore più infervorato il solito Davide Di Stefano, dirigente nazionale di Casa Pound e vicedirettore de Il Primato nazionale (v. foto), ulteriore dimostrazione del marchio dell’operazione.

Va registrato il contrasto tra la forma tutto sommato composta di questo presidio e le scene della cosiddetta “Marcia su Roma”, caratterizzata da cortei senza autorizzazione, sfondamento di cordoni di polizia, parole d’ordine confuse e comportamenti sopra le righe (si veda il video girato dal Local Team). Come nel caso degli assembramenti senza mascherina dei Gilet arancioni a Milano, anche qui la gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine è apparsa prudente, quasi a voler evitare contatti con i manifestanti per non infiammare gli animi già infervorati.

Le Mascherine Tricolori hanno promesso di non fermarsi e hanno annunciato «una grande manifestazione nazionale che si terrà nella Capitale a giugno». In attesa di vedere cosa accadrà nelle piazze delle destre in programma il 2 giugno, continueremo a monitorare Mascherine Tricolori e iniziative simili.

1 giugno 2020
Osservatorio democratico sulle nuove destre

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Presidio del territorio

Caso mascherine: si comprano online su siti chiaramente fascisti

Durante l’ultima settimana di maggio, la città di Cologno Monzese è tornata a far parlare di sé nella cronache nazionali per via della mascherina, indossata dalla vicesindaca Gianfranca Tesauro di Fratelli d’Italia, con stampato un noto slogan neofascista.

Invece di scusarsi, la replica apparsa su un giornale locale presenta una serie di affermazioni inaccettabili per una rappresentante delle istituzioni.

Articolo e replica da La Gazzetta della Martesana di sabato 30 maggio 2020

“Boia chi molla” sarebbe una semplice esortazione a superare le difficoltà della fase post covid 19. FALSO: è uno slogan neofascista, molto usato da quell’area politica a partire dagli anni Settanta. La vicesindaca non può non saperlo, ma forse pensa che i cittadini siano troppo sprovveduti per informarsi a riguardo.

Mussolini ha fatto anche cose positive. Uno dei peggiori luoghi comuni da bar. La vicesindaca sorvola con leggerezza su confino, assassinii politici, repressione violenta di ogni opposizione, abolizione dei sindacati, oppressione delle donne, colonialismo, razzismo istituzionalizzato, militarismo aggressivo, definendoli “scivoloni”. Ci chiediamo come tali “scivoloni” siano compatibili con l’assetto democratico dell’istituzione di cui è rappresentante.

“Quelle mascherine le ho semplicemente comprate”. E’ interessante capire dove si possono comprare tali mascherine. Usando un comune motore di ricerca, la mascherina con lo slogan incriminato si trova, per la modica cifra di sei euro, su un sito con un titolo molto chiaro: “Predappio tricolore”. Sottotitolo: “Duce sei sempre nel mio cuore”.

Questo triste sito web è solo uno dei tanti e-commerce dove è possibile acquistare paccottiglia nostalgica o riproduzioni armi, uniformi, oggetti nazifascisti. E dove probabilmente la vicesindaca o chi per lei ha comprato la mascherina che ha scatenato la polemica.

Non ci sono giustificazioni che tengano: una rappresentante delle istituzioni della Repubblica nata dalla Resistenza non deve permettersi gesti di questo genere, ma anzi scusarsi per non avere rispettato la storia di Cologno e dei nove deportati in seguito agli scioperi nelle fabbriche di Sesto nel 1944.


Anche per manifestare la nostra indignazione parteciperemo al presidio in programma per martedì 2 giugno presso il monumento alla Resistenza, organizzato dalla sezione ANPI di Cologno in occasione della Festa della Repubblica.

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Mobilitazioni

Nata dalla Resistenza · 2 giugno a Cologno

In occasione della Festa della Repubblica, invitiamo a partecipare al presidio organizzato dalla sezione ANPI di Cologno Monzese (con mascherine e distanziamento fisico nel rispetto della salute di tutte/i). Non solo per ricordare che la Repubblica in Italia nacque dalla spinta rinnovatrice della Resistenza partigiana e della Liberazione dal nazifascismo.



Saremo in piazza anche per esprimere l’indignazione di tanti/e cittadini/e verso i recenti fatti di cronaca, che hanno visto la vicesindaca di Cologno sfoggiare una mascherina con un noto slogan fascista. Una rappresentante delle istituzioni della Repubblica nata dalla Resistenza non deve permettersi gesti di questo genere, ma anzi scusarsi per non avere rispettato la storia di Cologno e dei nove deportati in seguito agli scioperi nelle fabbriche di Sesto nel 1944.

Sarà inoltre un’occasione per incontrarci dopo mesi di lontananza fisica (nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria), contro ogni nostalgia verso governi autoritari e per la salvaguardia di diritti e libertà costituzionali.

Spazio alla creatività: porta il tuo cartello, strumento musicale o altro per esprimere il tuo messaggio.

Vi aspettiamo
martedì 2 giugno 2020
ore 11:00
monumento di via della Resistenza
Cologno Monzese

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Presidio del territorio

Mascherine tricolori, atto quarto: tolleranza istituzionale e (di nuovo) Casa Pound allo scoperto

Sabato 23 maggio è andato in scena in tutta Italia il quarto atto delle proteste delle sedicenti Mascherine Tricolori. Come stiamo denunciando da quasi un mese, si tratta di un’operazione orchestrata da Casa Pound per:

  • aggirare l’oscuramento da Facebook e Instagram
  • cavalcare in maniera strumentale il malcontento sociale dovuto ai mesi di lockdown
  • entrare in contatto con un numero crescente di persone, fare proselitismo e acquisire nuovi militanti.

Si tratta di tattiche note, ben conosciute dall’organizzazione dei «fascisti del terzo millennio» e siamo francamente stupiti che finora poche voci si siano levate per denunciare questa operazione, di una chiarezza a nostro avviso disarmante. Minimizzare, fare finta di niente e sperare che la cosa si sgonfi da sola è una tattica miope e gli ultimi vent’anni di storia italiana sono qui a dimostrarlo, con il radicamento sociale e il peso politico della destra neofascista e delle sue parole d’ordine. Il minimo che possiamo fare, in quanto antifascisti, è imparare dagli errori del recente passato.

Tocca osservare come la minimizzazione parta dalle Istituzioni. Va infatti rilevato che i presìdi di questa settimana, a differenza delle precedenti, siano stati comunicati in anticipo sui canali social del movimento (v. lista delle piazze). Le Mascherine romane – dopo il corteo bloccato nel centro storico e l’identificazione dei presenti di sabato 16 maggio – si sono preoccupate di specificare come l’appuntamento di Piazza del Popolo sia stato previamente autorizzato (v. locandina). Di conseguenza, c’è da supporre che anche le altre manifestazioni siano state autorizzate dalle questure di competenza o comunque non ritenute un problema di ordine pubblico. Perché – ci chiediamo – se la matrice neofascista è evidente e sarà dunque nota alle autorità competenti?

Per quanto riguarda Milano, ci sembra degno di attenzione il fatto che, in un primo momento, le Mascherine avessero convocato la manifestazione davanti all’Arco della pace, salvo poi essere spostate, ipotizziamo su indicazioni delle autorità di pubblica sicurezza, in Piazza XXV Aprile. Per chi non conosce Milano, si tratta di uno spostamento non di poco conto: da una piazza pedonale tutto sommato isolata a una di grande passaggio, nei pressi della stazione di Porta Garibaldi, del quartiere Isola (Bosco verticale e centro direzionale UniCredit), alla confluenza di due importanti arterie pedonali come Corso Garibaldi e Corso Como (v. locandine).

A scanso di equivoci, riteniamo positivo il fatto che con l’ultimo DPCM sia stato rimosso il divieto a manifestazioni pubbliche in forma statica. Di fronte alle dure conseguenze economiche e sociali delle chiusure da coronavirus, infatti, il diritto di manifestare di lavoratori/trici e cittadine/i è sacrosanto, necessario per una genuina dialettica democratica e fondamentale per salvaguardare diritti e benessere collettivi. Ma il diritto di manifestazione non va confuso con l’agibilità politica a organizzazioni neofasciste. Sono cose ben diverse.

Le piazze sono state sicuramente numerose e hanno interessato l’Italia dal nord a sud; la regia della comunicazione, come per gli altri atti, è stata studiata nel dettaglio e diffusa in modo centralizzato e niente affatto spontaneo. Di tutte le piazze, riteniamo utile tornare su quella milanese poiché, grazie a un video girato dal Corriere della sera possiamo dimostrare ancora una volta come l’operazione Mascherine sia in realtà targata Casa Pound. A Milano, infatti, a reggere il megafono e a leggere il testo dell’unico volantino scandito nelle piazze di tutto il paese c’era Angela De Rosa, coordinatrice provinciale del partito delle tartarughe frecciate (v. screenshot). Che si tratti di neofascisti lo si vede anche dalla posa militaresca dei manifestanti, dal look e dai tatuaggi sfoggiati da molti di loro (v. screenshot). Nulla di nuovo, si tratta di cose che andiamo denunciando da inizio maggio.

La questione è per noi chiara: non è più tempo di stare a guardare, minimizzare e sperare che le Mascherine spariscano nel disinteresse generale. Perché c’è banalmente il rischio che queste proteste attirino persone in difficoltà economica ed esasperate dalla situazione, rafforzando Casa Pound e creando problemi molto concreti per quelle categorie che i «fascisti del terzo millennio» considerano nemici della patria.

Abbiamo un’idea, che speriamo venga fatta propria da chi è sinceramente antifascista e soprattutto dalle piattaforme social. A settembre 2019 il gruppo Facebook (Facebook e Instagram) prese la decisione di oscurare account e pagine collegati a Casa Pound e Forza Nuova perché organizzazioni di estrema destra dedite alla diffusione di odio e violenza. La medesima operazione di oscuramento dai social andrebbe fatta per le Mascherine Tricolori, in quanto creatura di uno dei gruppi colpiti. Tale operazione toglierebbe il grosso della visibilità a una mobilitazione che comunica (in modo efficace) soprattutto via social; senza social si ridurrebbe drasticamente il rischio che persone comuni entrino in contatto con parole d’ordine, appelli e luoghi di ritrovo. L’oscuramento, unitamente alla non autorizzazione alle manifestazioni pubbliche da parte delle autorità, contribuirebbe a disinnescare il meccanismo alla base dell’operazione Mascherine tricolori. Infine entrerebbero in gioco denuncia e contro-informazione da parte della società civile, in modo da mettere in guardia le persone dai doppi fini di chi si traveste da difensore del popolo per calcolo politico. Noi stiamo facendo la nostra parte: aspettiamo ora prese di posizione decise e azioni concrete.

25 maggio 2020
Osservatorio democratico sulle nuove destre

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Presidio del territorio

Mascherine Tricolori atto terzo: nel centro di Roma con i capi di Casa Pound

Sabato 16 maggio 2020 è andato in scena il terzo atto della protesta delle Mascherine Tricolori, finto movimento spontaneo, in realtà creato a tavolino da Casa Pound Italia – come già denunciato dall’Osservatorio democratico sulle nuove destre nelle scorse settimane.

Come già osservato sabato 9 maggio, le manifestazioni hanno avuto luogo in «circa 80 [piazze] in tutto, da Aosta a Catania» (fonte gruppo Telegram). Salta senza dubbio all’occhio la diffusione sull’intero territorio nazionale. Ma, al contrario dalla tanto decantata natura spontanea del movimento, i canali social mostrano un grado di coordinamento e tempismo degno delle più rodate organizzazioni. In poco tempo, infatti, su Twitter, Telegram e, soprattutto, Facebook e Vkontakte vengono ordinatamente postate foto e video delle manifestazioni (per altro non autorizzate) da un capo all’altro dell’Italia. È evidente un’unica regia e – come vedremo a breve – ci sono pochi dubbi sul fatto che si tratti di Casa Pound Italia.

Come negli atti precedenti, la partecipazione è stata tutt’altro che di massa, andando da poche persone a qualche decina di individui a seconda dei casi. L’eccezione più vistosa, come riportato anche da testate importanti, ha avuto come scenario ancora una volta Roma, probabilmente perché quartier generale delle tartarughe frecciate. Eccezione non tanto per i numeri (anche qui stiamo parlando di alcune decine di persone, v. foto di Piazza del Popolo), quanto per l’iniziativa messa in campo.

Dopo un concentramento tutto sommato ordinato alle 11:00 in Piazza del Popolo (v. locandina), infatti, le Mascherine hanno improvvisato un corteo non autorizzato «in via del Corso e altre piazze del centro. Proprio lì, nei pressi di Montecitorio» (fonte gruppo Telegram). In altri termini, le Mascherine Tricolori romane hanno tentato di raggiungere in qualche modo i palazzi del potere, venendo bloccate in via dei Due macelli dalle forze dell’ordine, che hanno provveduto poi a identificarle.

A questo punto viene il bello. Sulla pagina Facebook ufficiale è stato postato un video di circa 12 minuti in cui si riprende giusto questa fase del corteo. In diversi momenti sono riconoscibili i fratelli Di Stefano, Simone e Davide, rispettivamente capo politico e dirigente nazionale/vicedirettore de Il Primato nazionale. Simone Di Stefano ha un atteggiamento piuttosto defilato, è in prima fila ma nel video non cerca di mettersi al centro dell’attenzione. Eppure, compare in una breve sequenza oltre la linea dei Carabinieri in assetto antisommossa, intento forse a parlamentare con i dirigenti della piazza di fianco a un blindato (v. schermata). Avrà trattato lo scioglimento pacifico del corteo con i responsabili delle FF.OO.? Il fratello Davide, invece – con barba e capelli resi più fluenti del solito dai due mesi di chiusura dei barbieri – prende parola davanti alla videocamera e, non contento, a un tratto prende ad arringare la piccola folla tricolorata.

Non avevamo dubbi da tempo, ma ci auguriamo di avere sciolto le ultime incertezze: le Mascherine Tricolori sono un un movimento creato per cavalcare in maniera cinica il malcontento sociale montante. Malcontento dovuto alla crisi economica e sociale che iniziamo a vedere dopo le chiusure decretate dall’emergenza coronavirus. Occorre intervenire al più presto se non si vuole lasciare che i neofascisti riempiano il vuoto politico e si propongano come rappresentanti delle difficoltà e degli interessi di lavoratrici e lavoratori.

18 maggio 2020
Osservatorio democratico sulle nuove destre

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Presidio del territorio

Mascherine tricolori, atto secondo: quelli della marcia su Roma

Sabato 9 maggio 2020 è andata in scena la seconda giornata delle manifestazioni (non autorizzate) delle autoproclamate Mascherine Tricolori, che come Osservatorio abbiamo già denunciato essere una creatura nemmeno troppo nascosta di Casa Pound Italia.

Le piazze

Nonostante i toni trionfalistici su «72 piazze» raggiunte dalla protesta (fonte gruppo Telegram nazionale, v. foto), dal materiale audiovisivo diffuso sugli stessi canali dell’organizzazione si possono vedere poche decine di persone inquadrate in pose militaresche. Il caso forse più evidente riguarda Milano, dove per l’intera metropoli si contano appena una dozzina di militanti all’ombra dei grattacieli trendy del quartiere City Life dei Ferragnez. Unica eccezione riguarda Roma, dove le piazze sono state due e hanno visto la partecipazione di diverse decine di manifestanti (v. foto). Ma forse non conta perché Casa Pound giocava in casa.

La ragione di questi numeri un po’ deludenti è data dagli stessi organizzatori, che su Telegram lamentano – con una certa dose di vittimismo – di non poter rendere note in anticipo gli appuntamenti per evitare le multe già comminate a proteste simili. Di conseguenza, il livello di coordinamento di varie piazze sparse lungo tutta la penisola non può che essere frutto di un’unica regia: tale caratteristica rafforza la convinzione che si tratti di un’operazione tutt’altro che spontanea, bensì attentamente pianificata dal partito delle tartarughe frecciate. Lo scopo: cavalcare il malessere sociale dovuto alla crisi economica da lockdown e moltiplicare le occasioni di contatto con la società. Obiettivo ultimo: acquisire seguito, legittimità e agibilità politica nuovi.

Il tema

Il tema dei flash mob del 9 maggio, non a caso, è stata una confusa rivendicazione di carattere economico, espressa in un unico volantino letto da nord a sud (v. foto). Rivendicazione confusa perché mette insieme nel blob informe del «popolo» sia lavoratori dipendenti (e con loro disoccupati e cassintegrati) che imprenditori a rischio fallimento. Come se si trattassero di condizioni paragonabili, come se le categorie citate fossero uguali. La confusione è accentuata dal mescolare la richiesta di «pace fiscale» e «blocco delle cartelle di Equitalia» (temi cari alla piccola borghesia e del suo rapporto difficile con le tasse) e la rivendicazione di ammortizzatori sociali universali (reddito di emergenza per disoccupati e sblocco dei fondi per la cassa integrazione in deroga). Quindi le Mascherine da che parte stanno? Di chi per vivere deve vendere la sua forza lavoro o dalla parte di chi quella forza lavoro la compra (e magari la sfrutta)? Non è che un imprenditore che assume lavoratori in nero è meno fetente solo perché sventola il tricolore e canta l’inno di Mameli.
E i grandi gruppi industriali che delocalizzano dopo aver approfittato degli aiuti di stato? E i super ricchi italianissimi che portano i soldi nei paradisi fiscali? E la responsabilità di chi da decenni alimenta le diseguaglianze sociali per essere sempre più ricco? Spariti dal radar: la colpa della situazione attuale sembra essere del governo e dell’Unione Europea.

Social network e risonanza mediatica

I social network si confermano il principale canale di comunicazione delle Mascherine Tricolori. Sulla piattaforma di messaggistica Telegram sono attivi diversi gruppi e canali, uno nazionale e diversi territoriali (v. foto precedente). Anche su Facebook sono fiorite, oltre alla pagina nazionale, anche decine di pagine provinciali, tutte con la stessa immagine identificativa: se non fossero neofascisti, si potrebbe pensare a un riuscito esperimento di centralismo democratico di sovietica memoria.
A proposito, non stupisce che le Mascherine abbiano aperto una pagina che su Vkontakte, social network russo su cui sono letteralmente migrati in massa numerosi neofascisti nostrani dopo l’oscuramento di pagine e profili Facebook legati a Casa Pound e Forza Nuova.
Al di fuori delle bolle social, quali testate nazionali danno risonanza e spazio alle manifestazioni? Anche in questo caso la risposta ce la danno i canali ufficiali dell’organizzazione: Il Tempo, Il Secolo d’Italia e – sorpresa? – Il Primato Nazionale (v. foto). Quotidiani storici della destra e l’organo ufficiale di Casa Pound: la matrice politica dell’operazione è quella.

Dove vogliono andare a parare?

Cosa dicono di voler fare le Mascherine Tricolori, tra proclami al popolo e alla «Nazione» con la maiuscola (perché nella mitologia fascista entità sacra)? In pratica raccogliere forze per essere più numerose in piazza e mandare a casa il governo. In che modo? Che domande: con una bella marcia su Roma, come recita il nome del gruppo Facebook ufficiale: «Tutti a Roma con le Mascherine tricolori! La parola torni al popolo!»

Osservatorio democratico sulle nuove destre
11 maggio 2020

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