Mobilitazione

Introduzione della Rete per “Conoscere per non stare a guardare. L’estrema destra in Lombardia e in Italia”.

Riportiamo di seguito la traccia scritta della nostra introduzione all’incontro Conoscere per non stare a guardare. L’estrema destra in Lombardia e in Italia, svoltosi presso l’auditorium di via Petrarca 9 a Cologno Monzese il 17 maggio 2019.

***

Buonasera e benvenut* al secondo incontro pubblico della Rete antifascista Cologno.

La nostra Rete – ricordiamo – nasce nell’aprile 2018 per dare una risposta popolare, di piazza, pacifica ma determinata alla cosiddetta “rievocazione storica” di un campo dell’esercito della Germania nazista voluta dall’amministrazione comunale della nostra città e svoltasi a giugno scorso (prevista inizialmente a ridosso del 25 aprile e con esplicito riferimento alla Liberazione).

Siamo contenti di poter svolgere un’assemblea pubblica in questo auditorium: lo scorso febbraio, infatti, questo stesso luogo – regolarmente prenotato e affittato – ci venne vietato per via dell’infondata accusa di “negazionismo” sulle foibe. La colpa, nostra e della relatrice invitata, era di voler andare oltre le narrazioni nazionaliste, antipartigiane e antislave che inquinano il Giorno del ricordo, per ragionare su fonti, numeri, uso pubblico della storia e propaganda di estrema destra. Oggi siamo felici di esserci ripresi lo spazio che ci spetta e di ospitare Claudia Cernigoi a Cologno Monzese.

Il tema di questa sera è l’estrema destra neo/post/para fascista. Fino a pochi mesi fa, c’era ancora qualcuno che negava l’attualità del tema, accusandoci di essere preda di spettri vecchi di 70 anni. Oggi non ci sono più dubbi: la cronaca restituisce elementi come il brutale stupro di Viterbo, ad opera di un consigliere comunale di Casapound; la polemica sulla presenza della casa editrice del medesimo partito al Salone del libro di Torino; il presidio aggressivo e razzista nella borgata romana di Casalbruciato, in cui le tartarughe frecciate hanno aizzato la guerra tra poveri contro una famiglia rom regolarmente assegnataria di un alloggio popolare.

Ci sono le organizzazioni della galassia neo-fascista, certo: gente pericolosa, violenta, a cui va impedito ogni spazio pubblico di propaganda e ogni radicamento territoriale, pena gravi rischi per l’incolumità di attivist* progressist*, donne, soggetti LGBTQ+, migranti.

Ma ci sono anche forze politiche di governo, che – oltre a dare legittimità e accettare nelle proprie liste i neo-fascisti – sdoganano in modo plateale il fascismo storico e l’armamentario ideologico dei fascismi vecchi e nuovi: pensiamo al “Prima gli italiani”, ai balconi, alla cosiddetta “legittima difesa”, alla gogna mediatica via social per gli oppositori del “capitano”. La Lega di Salvini è un partito di estrema destra, nelle idee e nelle pratiche.

Di questo abbiamo avuto e abbiamo prova anche nella nostra città, con l’ormai lungo elenco di provvedimenti che vanno dalla chiusura della scuola di italiano comunale e del centro interculturale delle donne, allo svuotamento del senso del consiglio comunale; dall’ordinanza contro chiunque avesse ospitato richiedenti asilo (condannata dal tribunale di Milano), fino alla mozione di censura che espelle dagli spazi pubblici chiunque abbia una lettura diversa dalla giunta della storia delle foibe.

Per tutte queste ragioni, abbiamo pensato di parlare pubblicamente, questa sera, dell’estrema destra a livello nazionale e regionale. Perché conoscere è il primo passo per agire.

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foibe e confine orientale 1920-1947, Informazione

La giunta Rocchi colpisce ancora… chi cerca di raggiungere la verità storica

Un altro atto politico della giunta Rocchi può essere aggiunto alla lista di scelte autoritarie praticate fin qui.

Nella seduta del 18 febbraio scorso il consiglio comunale, su impulso del consigliere Lorenzo Corradini di Casa Pound e con le “correzioni” del sindaco Rocchi, ha approvato una mozione che non esitiamo a definire liberticida e  probabilmente illegittima.

Come saprete, per lo scorso 7 febbraio avevamo provato a organizzare  a Cologno una conferenza che aveva come relatrice la storica Claudia Cernigoi per cercare di ricostruire le vicende del confine orientale che hanno portato ai tragici omicidi delle foibe, oggetto tra le altre cose del Giorno del Ricordo. Ci era stato negato dalla giunta di Cologno Monzese l’uso dell’auditorium comunale che avevamo richiesto a seguito delle pubbliche critiche all’amministrazione comunale fatte dal consigliere di Casa Pound. Entrambi accusavano Claudia Cernigoi di essere negazionista e il sindaco diceva in sostanza che questa conferenza non era “opportuna” nelle vicinanze del 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

Se dunque il sindaco aveva fatto intendere pubblicamente che quello fosse solo un rinvio, con l’approvazione della mozione di Casa Pound dello scorso lunedì (che potete leggere nella forma “originale” qui) sembra proprio che si rimangi la parola, e si arroghi il diritto di decidere chi possa parlare pubblicamente sui temi relativi al Giorno del Ricordo e chi no. La mozione approvata infatti ha come oggetto “Impegno a non concedere spazi pubblici per manifestazioni o conferenze negazioniste o revisioniste riguardo la storia dell’eccidio delle foibe e dell’esodo istriano giuliano e dalmata”. Qui potete leggere le correzioni fatte dal sindaco, che come vedete sono puramente di forma e confermano la sostanza: sull’argomento foibe esiste un’unica verità (detenuta dal sindaco?), e nessuno la può mettere in discussione.

A meno che il Rocchi non si rimangi le accuse di negazionismo a Claudia Cernigoi (che nel frattempo lo ha diffidato dal definirla tale) dunque la nostra conferenza potrebbe non tenersi mai più fintanto che resti valido questo “impegno”, grazie al furbo escamotage di inserire tra le “pratiche proibite” anche il revisionismo. Questo è doppiamente grave: non solo nel caso specifico ma anche in generale, perché fa passare il concetto che il revisionismo storico sia sempre sbagliato.

La confusione su questo termine nasce dal fatto che, almeno fino ad oggi, per revisionismo si è sempre inteso quello di matrice neonazista, volto, quello sì, a negare la Shoah. Ma di per sé il termine revisionismo non è un termine negativo; come abbiamo già scritto la Treccani (non noi, quindi) ne indica il significato cometendenza a modificare interpretazioni storiche ormai consolidate, spec. sulla base di ricerche volte a riconsiderare particolari aspetti dei fenomeni che ne costituiscono l’oggetto .

Quello che fa la differenza sono le finalità e con quale metodo è praticato. Se come nel caso di Claudia Cernigoi e altri storici è praticato con rigore scientifico, basandosi su documenti concreti e ufficiali, con lo scopo non di negare, ma di provare a ricostruire sequenze di eventi, di fare chiarezza su circostanze di avvenimenti storici (nella fattispecie sulle cifre delle vittime degli omicidi delle foibe e in generale delle vicende del confine orientale nel periodo che va dall’insediamento del regime fascista fino al termine della seconda guerra mondiale), dovrebbe essere non solo permesso, ma a nostro avviso incentivato. Al contrario quello praticato dai cosiddetti “revisionisti” della Shoah non fornisce documenti concreti a sostegno delle loro tesi, ma cerca solo di mettere in dubbio la veridicità di quelli esistenti al fine di negare che ci sia stato il genocidio di ebrei, rom, omossessuali e oppositori politici da parte del regime nazista di Adolf Hitler. È questo tipo di revisionismo, per metodi e finalità, che non è moralmente e deontologicamente accettabile e va respinto.

Tornando alle nostre vicende: nonostante questo “impegno” da parte dell’amministrazione comunale non ci fermeremo: chiederemo anzitutto che ci vengano fornite dal funzionario di riferimento le motivazioni all’atto che ha bloccato la concessione dell’auditorium, e proveremo nuovamente a organizzare la conferenza nella nostra città. Ne va della tenuta dei princìpi democratici, della tutela della storia come patrimonio comune e condiviso, della promozione della ricerca storica fatta con rigore e da chi non strumentalizza vicende tragiche e dolorose per proprio tornaconto.

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L’amministrazione Rocchi alla prova del “fascismo perenne” di Umberto Eco

A cosa serve una Rete antifascista a Cologno Monzese nel 2019? Il regime fascista non è finito nel 1945 con la fine della Seconda guerra mondiale e con l’avvento della Repubblica? Buona domanda. La risposta è che il fascismo storico è, appunto, un fatto storico; ma pensiamo che idee e pratiche del fascismo come visione del mondo e come movimento politico siano oggi vive, vegete e presenti in organizzazioni politiche e discorsi pubblici che non si rifanno apertamente al fascismo. Aggiungiamo poi che anche qui a Cologno ci sono organizzazioni politiche che in modo aperto e aggressivo rivendicano la continuità con il fascismo storico (i gruppi della galassia neo-fascista).
Ma diremo di più: a nostro avviso l’attuale amministrazione comunale leghista ha diversi punti di contatto con idee e pratiche del fascismo come visione del mondo e come movimento politico. Questa è la ragione che ha portato molti cittadini e cittadine, associazioni, forze politiche e sindacali a unire le proprie forze, prima, nel “Comitato 16 Marzo” in difesa dei servizi pubblici, e poi, nella Rete antifascista Cologno, chiedendo la cancellazione della manifestazione organizzata dal Comune “Cologno al tempo della seconda guerra mondale”, in difesa della democrazia e dei diritti costituzionali, contro ogni forma di oppressione.

Ma andiamo a spiegare cosa intendiamo.

La giunta Rocchi non si è impegnata nel perseguire politiche sociali di sostegno delle fasce più deboli della cittadinanza, ha solo dichiarato di voler mettere al primo posto “i cittadini”, “gli italiani”, “i colognesi”, e via riducendo. Delle politiche sociali si è semplicemente disinteressata, perseguendo con ossessiva pervicacia scelte che sembrano avere come unico obiettivo il rifiuto dell’accoglienza dei migranti, l’ostracismo all’integrazione e all’inclusione delle persone di origine straniera, sino all’aperta discriminazione nell’esercizio degli elementari diritti alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla casa, quando la normale attività amministrativa ne forniva la possibilità.

Queste politiche discriminatorie sono giustificate in nome della sicurezza. Per la giunta Rocchi il rifiuto e l’allontanamento del “diverso” fa rima con la sicurezza, quando è esattamente il contrario: l’esperienza di questo ventennio di inizio secolo, con gli eventi tragici a livello mondiale che tutti ricordiamo (guerre, terrorismo, catastrofi ambientali) vedono proprio nell’esclusione e nelle diseguaglianze il seme più pericoloso che genera insicurezza.

Ricordiamo qualche provvedimento di questa giunta a titolo di esempio:

La politica della casa e dei servizi sociali è in genere volta a impedire l’accesso ai cittadini più bisognosi, e quindi in primo luogo agli extracomunitari. Gli atti amministrativi hanno spesso incluso vere e proprie clausole che escludono immigrati e poveri (e molto spesso le due categorie si sovrappongono): tra i requisiti dei bandi figura ad esempio la residenza in loco da almeno 5 anni, mentre la condizione economica, certificata dall’ISEE, che dovrebbe essere considerato il primo elemento di valutazione, viene invece depotenziato come nel caso dell’assegnazione delle case popolari o nei criteri di formazione delle graduatorie  nel caso delle borse di studio per gli studenti in uscita dalla terza media.

Per perseguire tali obiettivi l’Amministrazione Rocchi aveva bisogno di una macchina comunale che rispondesse ai comandi impartiti dall’alto (spesso scavalcando e mortificando il ruolo dei tecnici), senza andare troppo per il sottile e senza farsi troppe domande. L’approccio agli operatori dei servizi e ai dipendenti comunali in generale è stato quindi caratterizzato dall’uso del bastone e della carota: assunzioni, promozioni e benefit per gli “yes men”; demansionamenti, trasferimenti forzati e sanzioni per i dipendenti refrattari, sindacalizzati o di opposte idee politiche.

In coerenza con questa incultura politica, la giunta a trazione leghista ha sistematicamente perseguito la sottrazione del dibattito e del confronto politico a livello istituzionale, a partire dal Consiglio Comunale, e nei rapporti con i cittadini. Le forze politiche dell’opposizione presenti in Consiglio Comunale, soprattutto quelle che nel tempo hanno criticato l’operato del Sindaco e della Giunta, hanno subìto e subiscono continui boicottaggi all’espletamento delle proprie funzioni di vigilanza e controllo, nonostante lo statuto preveda che “Il consiglio comunale conforma l’azione complessiva dell’ente ai principi di pubblicità, trasparenza e legalità ai fini di assicurare imparzialità e corretta gestione amministrativa” (art. 21).
Si elencano gli episodi che si sono succeduti a partire dall’insediamento di questa Giunta leghista:

  • le mozioni all’ordine del giorno inserite ai primi punti e poi invertite durante la seduta al fine di discuterne in tardissima serata senza il pubblico presente in aula, o al momento della discussione dei punti tatticamente si sospende la seduta per mancanza del numero legale;
  • la chiusura dei microfoni durante le sedute per censurare i Consiglieri Comunali durante il dibattito;
  • gli Uffici amministrativi, su mandato dei politici, paventano difficoltà ed escamotage per evitare la consegna di documentazione richiesta dai Consiglieri;
  • il diniego da parte dell’amministrazione di produrre le copie degli atti sottoposti ad approvazione da parte del Consiglio Comunale o delle Commissioni;
  • pochi Consigli Comunali convocati se non per gli atti obbligatori come il bilancio e le tariffe;
  • le Commissioni tecniche sono convocate sporadicamente e quando sono convocate gli assessori hanno un approccio superficiale e poco aperto al dibattito e alla condivisione delle proposte;
  • le mozioni presentate dalla minoranza e approvate in Consiglio ad oggi non sono state attuate (barriere architettoniche, vie intitolate a figure femminili, attuazione del regolamento per gli strumenti di partecipazione popolare in base allo statuto comunale);
  • tutti gli strumenti partecipativi previsti dallo statuto del Comune, nonostante i solleciti, non sono stati avviati (Consulte di quartiere, petizioni presentate agli organi di competenza in base all’argomenti, altrimenti censurate – vedi raccolta firme contro la chiusura della scuola di italiano o contro l’area feste).

Nei confronti della cittadinanza, inoltre, la giunta adotta il classico atteggiamento populista. Promuove feste a base di banchetti di street food; pubblicizza con enfasi la manutenzione (ordinaria) delle strade perché visibile e sentita dagli elettori; mostra di dialogare con la cittadinanza rispondendo a qualche lamentela sui social network, dando l’impressione di saltare le intermediazioni e dialogando direttamente con il “popolo”.

Come Rete Antifascista ci poniamo come primo obiettivo la difesa e l’attuazione della nostra Costituzione e per ciò stesso la vigilanza contro ogni risorgenza fascista. E questi anni di giunta Rocchi hanno purtroppo fornito un ampio campionario di eventi che di fascismo hanno molto più che un vago sentore:

Per tutti questi motivi continueremo la nostra operazione di vigilanza sull’operato di questa amministrazione e non solo, sperando che la nostra azione sia da sprone a rivedere comportamenti e scelte che si pongono in contrasto con il dettato della Costituzione, che ricordiamo fu scritta proprio da chi ha lottato contro il fascismo storico e conosceva bene il rischio di sottovalutare quei discorsi e comportamenti che oggi, anche a Cologno, stanno tornando a prendere piede.

 

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Conoscere per non stare a guardare. L’estrema destra in Lombardia e in Italia

Come promesso dopo la censura di febbraio, la Rete antifascista di Cologno Monzese ha deciso di invitare nuovamente la ricercatrice Claudia Cernigoi in città, nello stesso auditorium revocato in modo arbitrario da parte dell’amministrazione comunale.

Abbiamo deciso di organizzare un incontro pubblico sull’estrema destra in Lombardia e in Italia.
Negli ultimi anni, infatti, anche grazie al sostegno di alcune forze politiche, le organizzazioni nella galassia neo-fascista sembrano aver ripreso forza e puntano a radicarsi sui territori.
Lo fanno alimentando episodi di razzismo, guerra tra poveri e, peggio ancora, aggressioni squadriste contro avversari politici e persone portatrici di differenze.

Cosa succede in Italia?
Cosa succede in Lombardia?
Quali organizzazioni occorre conoscere?
Che appoggi politici ed economici hanno?

Ne parliamo con:
Claudia Cernigoi, ricercatrice e direttrice del periodico triestino La Nuova Alabarda
Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre, autore di numerosi libri e articoli sull’argomento

Venerdì 17 maggio 2019
ore 20.45 (puntuali)
Auditorium comunale
via Petrarca 9
Cologno Monzese (MI)

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Uniti contro i fascismi, per un 25 aprile partigiano

Marceremo uniti con antifascisti e sinceri democratici, ma non con l’amministrazione comunale colognese. Marceremo vicino a chi rispettosamente rappresenta i caduti della Resistenza e i valori dell’antifascismo.

Non condividiamo la scelta di sfilare insieme a chi sta governando la città in spregio a questi valori; ad una amministrazione che il 23 Febbraio 2019 ha votato una mozione presentata da un rappresentante fascista di Casa Pound che siede in consiglio comunale tra i banchi della maggioranza. Mozione con la quale è stato sottratto uno spazio pubblico di discussione agli antifascisti di Cologno, mentre in passato la stessa amministrazione non si è fatta alcuno scrupolo a offrire spazi e a concedere perfino patrocini a organizzazioni riconducibili alla galassia neofascista, o a organizzare la vergognosa messinscena del campo militare nazista del giugno 2018.

Camminare dietro il gonfalone portato da questa amministrazione è una decisione legittima che però non rinnova il senso della giornata del 25 aprile. Non condividiamo, ma vogliamo spiegare questa nostra indignazione e le nostre buone ragioni alle persone che hanno a cuore la Festa della Liberazione e che saranno in piazza quel giorno. A una scelta che non condividiamo rispondiamo marciando insieme alla “nostra gente”, alla “razza partigiana”.

Ribadiamo che il senso del 25 aprile resta intatto e aggiungiamo che esso trova in questo momento storico validi motivi per essere rinnovato e aggiornato.

Non crediamo di dover trovare mediazioni con le forze politiche che accettano i voti fascisti come sta facendo l’attuale amministrazione, con forze politiche che attuano politiche razziste; con forze politiche che non mostrano rispetto per la Resistenza nei restanti 364 giorni dell’anno.

Saremo sempre antifascisti, e lo saremo nella città dove viviamo.

Lo comunicheremo il 25 aprile 2019 ai cittadini di Cologno, partecipando alla consueta manifestazione cittadina (concentramento ore 10:30 davanti a Villa Casati, partenza corteo ore 11:00 – v. 25 Aprile 2019 Cologno).

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25 aprile partigiano a Cologno Monzese

 

Per la Festa della Liberazione, invitiamo a partecipare alla tradizionale manifestazione cittadina che si terrà al mattino per le vie del centro di Cologno (v. manifesto –> 25 Aprile 2019 Cologno) .

Appuntamento alle 10:30 davanti a Villa Casati di fronte al municipio, partenza corteo alle 11:00.

Porta un fazzoletto o un capo d’abbigliamento di colore rosso: rosso come l’amore per la libertà dei partigiani, rosso come l’alba del paese nuovo per cui hanno combattuto e di cui c’è ancora un gran bisogno.

Come Rete Antifascista siamo convinti che oggi, nella nostra città, sia fondamentale essere in piazza nella giornata del 25 aprile e non esserci in modo rituale o celebrativo.
A livello nazionale, il cosiddetto ‘governo del cambiamento’ esprime un ministro dell’interno che boicotterà la Liberazione; mentre a livello locale ci troviamo un’amministrazione che ha diverse caratteristiche del fascismo eterno di cui parlava Umberto Eco.

Non intendiamo dimenticare il campo nazista del giugno 2018, la Sala Pertini concessa a un’associazione vicina a Casa Pound, il cineteatro Impastato concesso a un’associazione della galassia di Lealtà Azione (neo nazisti), il fatto che il sindaco sia sostenuto da un consigliere comunale (Lorenzo Corradini) eletto con la Lega e passato a Casa Pound, né vogliamo dimenticare la censura che abbiamo subito a febbraio scorso per l’incontro pubblico sulle foibe.

Oggi come ieri, quindi, il 25 aprile non è una ricorrenza. Oggi come ieri occorre essere partigiani e scegliere da che parte stare!

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foibe e confine orientale 1920-1947

Claudia Cernigoi: Gravissima censura di Facebook

Condividiamo il comunicato stampa di Claudia Cernigoi del 23 marzo 2019, pubblicato originariamente sulla sua pagina Facebook.
Purtroppo l’ottuso meccanismo del blocco di questa piattaforma social viene usato dai fascisti per imbavagliare, tramite lo strumento delle segnalazioni, i canali di chi si batte per l’informazione, la verità storica e l’antifascismo.
Solidarietà a Claudia Cernigoi e alla testata “La nuova alabarda”. Invitiamo a condividere questo comunicato.

 


COMUNICATO STAMPA con preghiera di cortese pubblicazione e condivisione.
Sono una giornalista pubblicista che dal 1990 dirige La Nuova Alabarda, testata giornalistica regolarmente iscritta al Tribunale di Trieste (n. 798 d.d. 16/10/1990). Nel 2013 ho aperto una pagina FB a nome della testata, com’è d’uso per gli organi di stampa. Nel corso di questi sei anni ho pubblicato una quantità immensa di articoli di attualità e di approfondimenti, soprattutto sul tema del fascismo e del neofascismo, della strategia della tensione e della storia del confine orientale (con particolare riferimento alle tematiche della Resistenza e della questione delle “foibe”); ma mi sono anche occupata di legalità, di antimafia, di ecologia, diritti civili, di rilanci di comunicati sulla situazione internazionale e via discorrendo. A corredo di tutto ciò un’amplissima galleria fotografica che documentava le manifestazioni pubbliche avvenute a Trieste ma non solo.
Ieri ho ricevuto un laconico quanto lapidario annuncio dal non meglio identificato “Team di Facebook” che mi comunicava che la pagina della Nuova Alabarda non era più pubblicata, e dopo circa una mezz’ora dalla contestazione della decisione da me inviata, per chiedere quantomeno i motivi che avevano portato a questa cancellazione, la pagina è scomparsa del tutto, con il contenuto di sei anni di lavoro giornalistico di indagine ed informazione, lavoro che ho perso irrimediabilmente (è vero che i testi e le foto sono ancora presenti nel mio computer, ma l’impaginazione di articoli nelle note FB e la scelta di foto per gli album sono cose che non si possono recuperare ma devono essere rifatte da capo; senza contare che non ho neppure più l’indice di quanto ho pubblicato nel tempo).
Non è la prima volta che FB censura i miei articoli, in base a segnalazioni pretestuose quanto bugiarde effettuate da persone cui dà fastidio il mio lavoro, soprattutto di informazione sul neofascismo: sono stati cancellati, in quanto avrebbero “violato gli standard” di FB tutti i post nei quali denunciavo con foto gli imbrattamenti neonazisti di monumenti e lapidi (ad esempio il mio profilo è stato bloccato per un mese, l’anno scorso, perché avevo denunciato l’imbrattamento con svastiche della lapide che ricorda gli agenti della scorta di Moro, foto che avevo peraltro tratto da altre pagine di informazione online), sono state cancellate le foto di scritte corredate di simboli nazisti esoterici che avevo pubblicato a necessario corredo di un’analisi sulle medesime scritte comparse a Gorizia (analisi che ha riscosso l’approvazione anche di personale di polizia giudiziaria); la mia pagina personale è stata ripetutamente bloccata (lo è tuttora) in quanto vengo “monitorata” in modo francamente inquietante da qualcuno che cerca tutto ciò che posso avere scritto in FB, anche a livello di commenti in profili altrui, andando a segnalare anche scritti di due o tre anni fa, in cui compaiono o simboli nazisti o la parola “negri”, vietata da FB (l’ultimo blocco mi è stato imposto perché in un commento di tre anni fa avevo scritto “sono neri, non negri”).
Tale accanimento nei miei confronti è piuttosto pesante da subire, in quanto comporta il blocco della mia attività di informazione su uno dei canali social più frequentati.
Negli ultimi due mesi, in seguito alla pubblicazione di un libro sui processi per le foibe triestine (“Operazione Plutone”, edito dalla Kappa Vu di Udine, nel quale ho analizzato una serie di procedimenti giudiziari, spiegando come l’eccidio avvenuto presso l’Abisso Plutone sul Carso triestino non fu commesso da partigiani o militari jugoslavi, ma da un gruppo di criminali comuni infiltrati), sono stata bersagliata da commenti e da messaggi contenenti anche minacce di morte: in base alla (falsa e calunniosa) accusa di essere una “negazionista delle foibe”, molti commentatori hanno scritto che per questo motivo dovremmo io stessa, nonché la mia editrice Alessandra Kersevan, venire “infoibate”, in una sorta di dantesco contrappasso, o, forse, rivendicazione a conferma di una delle cose che ho scritto (citando documenti del Ventennio) relativamente all’uso delle foibe da parte fascista come metodo di eliminazione degli avversari.
Dopo l’ennesimo post (Alex Cioni di CasaPound Schio) che mi “sputtanava” perché avevo spiegato come l’idea di “infoibare” i nemici e molti “infoibamenti” concreti fossero stati opera dei fascisti, tale Valentina Ferro Rottermaier, di Vicenza, ha commentato “perché non buttiamo dentro anche lei” (nelle foibe, si intende); ho pertanto scritto un post nel quale evidenziavo che il comportamento dei fascisti che mi accusano di mentire perché dico che le foibe sono un’invenzione fascista e poi minacciano di “infoibarmi” è una conferma a quanto sostengo io, la Ferro Rottermaier ha commentato sulla mia pagina con toni pesanti che lei non mi aveva minacciata ma aveva solo fatto del “sarcasmo” e che l’avrei capito se avessi “più di un neurone”. Dopo averla cancellata e bloccata, ho visto che aveva pubblicato un commento sulla pagina Cioni, in cui diceva che stava facendo un sacco di screenshot delle mie pagine, ed il giorno dopo mi è comparso il messaggio di cancellazione da parte di FB.
Non è il mio l’unico caso di censura FB: altre pagine che trattano di antifascismo sono state chiuse, senza motivazioni plausibili. E’ ovvio che se devo denunciare un comportamento neofascista (scritte, saluti romani) devo anche corredare di foto, a mo’ di prova, quanto sostengo: ma se la foto di denuncia viene cancellata perché “viola gli standard”, senza considerare il testo che sta a fianco, alla fine la censura colpisce gli antifascisti e non i fascisti.
Mi scuso per la lunghezza del comunicato, ho cercato di essere il più sintetica possibile, se avessi pubblicato anche tutti i messaggi di insulti e minacce (una quarantina circa di cui quattro con minacce gravi) avrei riempito diverse pagine.
Vi ringrazio per la pazienza e se vorrete condividere questa denuncia, anche per cercare di far cambiare modalità operativa ai gestori (che non è possibile contattare, tra l’altro) di FB Italia.
23 MARZO 2019
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Carteggio tra Claudia Cernigoi e il sindaco di Cologno Monzese

Pubblichiamo una nota originariamente apparsa sulla pagina Facebook di Claudia Cernigoi.


(della serie “ma me gavè ciapà per sempia, per caso?”)
Trieste, 15 febbraio 2019
Egregio signor Sindaco, ho letto con disappunto che all’ordine del giorno della seduta di lunedì 18 p.v. [febbraio 2019, NdR] è prevista anche la mozione seguente:
3) MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE CORRADINI CON OGGETTO: “MOZIONE IN RIFERIMENTO ALLA SALA COMUNALE CONCESSA ALLA RETE ANTIFASCISTA COLOGNO PER LA CONFERENZA DA LORO ORGANIZZATA PER IL 7 FEBBRAIO 2019 DI CARATTERE NEGAZIONISTA E REVISIONISTA VERSO IL GENOCIDIO DELLE FOIBE”. (PROT. N. 4238 DEL 24.01.2019)
Considerato che sono io la prevista relatrice della conferenza di cui si parla, Le significo che trovo estremamente offensivo, nonché diffamatorio, il termine “di carattere negazionista” usato per definire l’iniziativa nel suo complesso e di conseguenza anche il mio specifico intervento.
Dato che non ho mai operato alcun genere di “negazionismo” in alcun settore della ricerca storica di cui mi occupo ormai da più di vent’anni, con la presente diffido Lei, la Giunta ed il Consiglio Comunale tutto dal perseverare nell’uso di tali termini nei miei confronti. Mi riservo di procedere per vie legali qualora la mia richiesta non venisse accolta.
buona serata
Claudia Cernigoi, giornalista e ricercatrice storica

Cologno Monzese, 28 febbraio 2019
Gentile Signora Cernigoi,
all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale del 18 febbraio u.s. è stata inserita, come peraltro dovuto, necessario ed inevitabile a termini di legge, una mozione presentata da un Consigliere Comunale del Comune di Cologno Monzese.
Sono lieto di farLe notare, tuttavia, che nel corso del dibattito seguitone e, credo a buon diritto, anche per merito del mio intervento, l’oggetto ed i termini della mozione sono stati significativamente modificati, espungendo l’addebito, rivolto a questa Amministrazione, di avere concesso spazi al negazionismo.
Il nuovo oggetto che ne è risultato é: “Impegno a non concedere spazi pubblici per manifestazioni o conferenze negazioniste o revisioniste riguardo la storia dell’eccidio delle foibe e dell’esodo istriano, giuliano e dalmata“.
La nuova parte risolutiva della mozione è risultata: Il Consiglio Comunale “Condanna con fermezza chiunque neghi o voglia revisionare la storia dell’enorme tragedia legata all’esodo istriano, giuliano e dalmata e all’eccidio delle foibe e impegna il Sindaco e la Giunta a non concedere spazi pubblici per manifestazioni o conferenze che abbiano tali finalità”.
Ritengo, e credo che lei possa convenirne con me ed essere di ciò soddisfatta, che questi esiti aderiscano in pieno con gli intenti della Sua nota, e porgo distinti saluti.
Il Sindaco Angelo Rocchi

Trieste, 3 marzo 2019
Signor Sindaco, scusi, mi faccia capire. La Sua amministrazione ha negato l’uso di una sala comunale richiesta da due associazioni antifasciste per ospitare una conferenza in cui io avrei dovuto essere relatrice, in seguito a pressioni che mi accusavano di essere una “negazionista”. In seguito il Consiglio Comunale di Cologno Monzese approva una risoluzione in cui l’amministrazione si impegna a non concedere spazi pubblici per manifestazioni o conferenze che abbiano la finalità di negare o revisionare la storia dell’esodo istriano. In sostanza, la Sua Giunta ha messo in atto in preventivo quanto poi sarà approvato dal Consiglio comunale, negandomi il diritto di parlare nel Suo Comune, in quanto io (secondo l’opinione Sua e della Sua Giunta) sarei una “negazionista” della storia dell’esodo istriano? Lei conferma con questa lettera che a Suo parere io sarei una “negazionista” ed io dovrei ritenermi “soddisfatta”? Ma mi sta prendendo in giro?
A questo punto, posso soltanto valutare di agire per le vie legali.
Claudia Cernigoi
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