Informazione

Bocciata la mozione che vieta la concessione degli spazi pubblici a organizzazioni neo-fasciste

Durante il consiglio comunale di Cologno Monzese, il 4 novembre 2019, la giunta Rocchi e la maggioranza di destra hanno mostrato ancora una volta di essere lontani da qualunque sensibilità antifascista.

In numerosi comuni italiani, infatti, sono già state approvate mozioni che concedono spazi pubblici ed eventuali patrocini solo a persone e gruppi che rifiutino esplicitamente il fascismo (sia storico che attuale) e affermino di riconoscersi nei valori costituzionali.

Va registrato che la discussione non ha appassionato la maggioranza, tant’è che i banchi erano quasi totalmente vuoti.

Tra i presenti c’era il consigliere comunale neo-fascista Corradini, quello eletto con la Lega e poi passato al gruppo misto perché candidato alla Camera per Casa Pound nel 2018; quello con un profilo e una pagina Facebook oscurate nel settembre 2019 per incitamento all’odio. Abbiamo osservato il paradosso di un neo-fascista dichiarato che si appella all’articolo 21 della Costituzione, invocando libertà di parola. Se avessero vinto i nonni di certi personaggi, nel 1945, non esisterebbero né Costituzione, né articolo 21, né consigli comunali.

Il sindaco Rocchi, probabilmente per mantenere gli equilibri di maggioranza, ha affermato l’inutilità della mozione perché, secondo lui, ogni organizzazione o associazione regolarmente registrata è automaticamente in linea con i dettami costituzionali, altrimenti sarebbe fuori legge. Peccato però che la legge italiana abbia alcuni limiti a riguardo: può essere messo fuori legge solo chi tenta di ricostruire il partito fascista e ne fa apologia con quella finalità. Quindi tecnicamente è possibile dichiararsi fascisti, come fanno quelli di Casa Pound, ed essere in regola dal punto di vista legale. Peccato però che la mozione presentata prevedesse che chi chiede spazi pubblici debba richiamarsi ai dettami della Costituzione, che parlano di rifiutare discriminazioni basate su nazionalità, religione e orientamento sessuale, cioè l’esatto opposto di quanto fanno le organizzazioni neo-fasciste. Organizzazioni come quelle a cui più volte è stato concesso il patrocinio dal sindaco Rocchi e la sua giunta qui a Cologno Monzese:

  • Giugno 2017: la giunta accorda il patrocinio e l’uso del cineteatro “Peppino Impastato” all’associazione Bran.co per un concerto-comizio del cantante Povia. Bran.co è un’organizzazione della galassia del gruppo neo-nazista Lealtà Azione, filiale italiana degli Hammerskin statunitensi (scissione a destra degli incappucciati del Ku Klux Klan).

  • Novembre 2017: la giunta Rocchi dà patrocinio e uso della sala “Sandro Pertini” in municipio all’associazione Sol.Id.-Solidarité Identités per una conferenza sul popolo Karen in Birmania. In questo caso si tratta di un’organizzazione legata ai neo-fascisti di Casa Pound. Tra i relatori figurava tale Rubens Rubini, il quale, insieme ad altri otto membri dei “fascisti del terzo millennio”, all’epoca era sotto processo per il pestaggio che ridusse in coma Emilio Visigalli a Cremona il 18 gennaio 2015.

  • Settembre 2019. Nell’auditorium comunale di via Petrarca, quasi in incognito, si è svolta una conferenza sul cosiddetto “caso Bibbiano”. Come abbiamo denunciato, si è trattato di un’iniziativa di Casa Pound sotto copertura: senza simboli per evitare contestazioni, pubblicizzata quasi solo sui canali del gruppo, con il citato Corradini come moderatore.

Alla fine la mozione è stata bocciata con 8 voti contrari contro 6 favorevoli (quelli di tutta l’opposizione). Naturalmente ce lo aspettavamo, vista la storia di questi 4 anni di amministrazione Rocchi.

Insomma, a Cologno Monzese gli spazi pubblici possono essere concessi a organizzazioni e associazioni di ambigua se non di dichiarata provenienza che si rifanno a ideologie neo-fasciste, e le voci critiche alla maggioranza sono censurate.

Ci chiediamo con che faccia questa amministrazione si presenterà alle celebrazioni pubbliche del Giorno della Memoria della Shoah e del 25 aprile, vista l’ennesima scelta politica che passa la ruspa sulla storia recente del nostro paese e del nostro territorio (con i suoi deportati nei campi di sterminio nazisti e con un contributo importante alla Resistenza e alla guerra di Liberazione).

Rete antifascista Cologno
6 novembre 2019

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foibe e confine orientale 1920-1947

Un giardino per Norma Cossetto? Il sindaco Rocchi ubbidisce di nuovo ai neofascisti

Riassunto delle puntate precedenti

Al peggio, si sa, non c’è mai fine. A Cologno Monzese, da quattro anni, ci stiamo scontrando con un’amministrazione comunale a guida leghista che mostra un’esagerata simpatia per temi, campagne e personaggi della destra neofascista (per un riepilogo, si veda il dossier: qui). Solo per citare l’ultimo episodio, lo scorso 20 settembre la vice sindaca (Fratelli d’Italia), è intervenuta a un’assemblea pubblica sul cosiddetto “caso Bibbiano” organizzata, pubblicizzata e partecipata esclusivamente da dirigenti e militanti di Casa Pound Milano, nello stesso auditorium pubblico che nel febbraio 2019 venne negato alla Rete antifascista per parlare di foibe con un taglio non condiviso dall’amministrazione (ne abbiamo parlato qui).

Arriviamo a oggi

Scopriamo sull’albo pretorio del comune una delibera di giunta del 16 ottobre 2019, in cui si decide di intitolare il giardino pubblico di viale Marche a Cologno Monzese a Norma Cossetto, giovane donna uccisa nel 1943 in Istria nel contesto dell’occupazione nazi-fascista e della lotta di liberazione plurinazionale delle brigate partigiane. Dopo qualche ora, la newsletter comunale ci avvisa della cerimonia di intitolazione del giardino, prevista per sabato 26 ottobre 2019. Una rapidità che ha dell’incredibile: evidentemente la questione è ritenuta molto importante, vista la fretta di intitolare un giardino che da decenni non ha un nome. Ah già, dal 4 ottobre 2019 il sindaco Rocchi si è ricandidato per un secondo mandato (v. immagine sotto), quindi la campagna elettorale deve già essere entrata nel vivo.

Ma veniamo ai punti dolenti.

Cosa c’è che non va

Apparentemente, tutto è regolare. Si legge infatti nel testo della delibera:

il 09/12/2005 Norma Cossetto è stata insignita, alla memoria, dal Presidente della Repubblica della medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 – Villa Surani (Istria)”.

Quindi c’è un riconoscimento ufficiale di alto livello, addirittura del Capo dello Stato.

Però. Ci sono dei però. Come abbiamo già avuto modo di dire (vedere qui) sul tema delle foibe si è scatenata un’offensiva ideologica da parte delle destre che ha finito per monopolizzare il dibattito e la chiave di lettura sulle complesse vicende del confine orientale nella prima metà del 20° secolo. Con l’istituzione del Giorno del ricordo, nel 2004, lo Stato italiano ha ufficializzato una narrazione purtroppo di una sola parte politica, che ha come obiettivi – nemmeno troppo nascosti – riabilitare il peggior nazionalismo guerrafondaio, il ventennio fascista, l’occupazione nazista di quei territori e, al tempo stesso, cercare di far passare l’idea che le parti in conflitto fossero in qualche modo “uguali”, quindi entrambe legittime, quindi facendo passare sottotraccia che in fondo anche le idee fasciste e nazionaliste siano accettabili. Ahinoi questa narrazione ha ormai fatto breccia anche dove non ce lo saremmo aspettato.

Sì, ma Norma Cossetto?

Naturalmente non è una questione personale: non abbiamo nulla contro Norma Cossetto e rispettiamo lei e il dolore dei familiari. La questione qui è tutta politica. Entrando nello specifico della vicenda, molti nodi vengono al pettine: si riscontra ancora una volta l’uso strumentale della storia, che cancella ostinatamente il contesto storico-politico in cui avvenne il caso. Altr* hanno indagato prima e meglio di noi la vicenda: il collettivo di storici Nicoletta Bourbaki, con annessa bibliografia e la ricercatrice triestina Claudia Cernigoi (https://reteantifascistacologno.files.wordpress.com/2019/01/foibe.casonormacossetto.pdf).

locandina cossetto

Lungi da noi giustificare certi atti, ma per onestà intellettuale andrebbe considerato il contesto in cui questo omicidio avvenne, ossia quello delle rivolte contro l’occupazione nazi-fascista nelle fasi finali della seconda guerra mondiale in Istria; nulla di paragonabile quindi a un esercito organizzato da un regime oppressivo come quello fascista. Rivolte avvenute in modo spontaneo, anche per vendette e questioni personali successive agli atti oppressivi del regime fascista contro le popolazioni locali in quelle zone. Potrebbe essere il caso di Norma Cossetto, che era figlia di un podestà fascista e proprietario terriero con parecchi nemici in quella zona. Usiamo il condizionale perché sulla sua uccisione ci sono molti punti oscuri: non ci sono ancora nomi e cognomi degli assassini e non ci sono documenti ufficiali con analisi oggettive che abbiano chiarito le dinamiche della sua uccisione; ci sono solo testimonianze – pervenute per altro diversi anni dopo la sua morte – e tutte discordanti tra loro. Dunque perché scegliere proprio lei come figura a cui intitolare il parco? A noi la risposta sembra fin troppo chiara: dare un contentino all’elettorato con simpatie fasciste in vista delle elezioni, oltre che dare un contentino a chi già ora è di quelle idee (leggasi Casa Pound nella figura del consigliere Corradini) e sostiene l’attuale maggioranza in consiglio comunale.

Cosa invece sarebbe meglio fare

Se proprio si vuole omaggiare qualcuno, si dovrebbe cominciare con i nove deportati colognesi nei campi di sterminio nazisti, come propose una discendente di uno di loro durante il Giorno della Memoria 2019 (https://reteantifascistacologno.wordpress.com/2019/02/02/discorso-di-luigia-fanzel-giorno-della-memoria-2019/). Si tratta di persone che pagarono un prezzo altissimo per aver partecipato agli scioperi del 1944 nelle fabbriche di Sesto San Giovanni, scioperi contro la guerra e contro l’oppressione nazi-fascista. O ancora, per restare su una giovane donna del nostro territorio e doppiamente vittima di violenza (maschilista e politica), perché non intitolare un giardino o una via a Elisa Sala, staffetta partigiana torturata e uccisa a 21 anni dai repubblichini a Monza (https://www.anpi.it/donne-e-uomini/2814/elisa-sala)? A differenza del controverso caso Cossetto, per questi episodi non mancano prove e testimonianze affidabili.

E quindi?

E quindi noi non ci stiamo! Intitolare un parco a Norma Cossetto, nell’Italia di oggi, non è pietà per i morti né superamento di conflitti del passato. È un atto che parla al presente, che punta cambiare la percezione delle persone sulla storia recente dell’Italia e dell’Europa. Viste le incerte prove storiografiche, le contraddizioni nei resoconti, i responsabili dell’omicidio mai trovati, dare per buona la lettura di parte di tale fatto storico è una scelta politica molto precisa. Una scelta che si collega a un filo nero che inizia dalla propaganda dell’occupazione nazista del 1943-45, passa per la destra neofascista del dopoguerra e arriva fino a quella di oggi. Che sostiene, tramite la figura del consigliere comunale Lorenzo Corradini di Casa Pound, l’attuale maggioranza del sindaco Rocchi.

E quindi Rocchi pur di stare a galla ubbidisce ai diktat ideologici dei sedicenti fascisti del terzo millennio, insistendo sul controverso caso Cossetto? Non lo riteniamo accettabile.

Rete antifascista Cologno

23 ottobre 2019

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Informazione

La notte dei fascio-leghisti. Come la destra di Cologno Monzese copre politicamente e ospita di straforo Casa Pound

Venerdì 20 settembre 2019, nell’auditorium comunale di via Petrarca, è andato in scena un triste spettacolo che avremmo preferito risparmiarci.

Locandina dell’evento

Sulla carta si trattava di un’assemblea pubblica sul cosiddetto “caso Bibbiano”, con titolo e locandina tra il funereo e il thriller: “Sulla pelle dei bambini”. Nessun logo, nessuna firma, solo una casella di posta elettronica per le informazioni: parlatecidibibbiano2019@ecc.com. Primo relatore: il consigliere comunale neofascista Corradini (quello di Cinisello Balsamo, eletto con la Lega ma uscito ufficialmente dal partito perché militante di Casa Pound, che dal gruppo misto continua imperterrito a sostenere la giunta); secondo: Francesco Borgonovo, giornalista del quotidiano di destra La Verità; terzo: Angelo Rocchi, sindaco leghista di Cologno Monzese. Abbastanza cose da suscitare la nostra curiosità e farci decidere di dare un’occhiata.

Al centro Corradini (camicia bianca), a destra Gianfranca Tesauro, a sinistra Borgonovo

 

Panoramica del pubblico

 

Capiamo subito che qualcosa non quadra: l’auditorium è quasi vuoto (una quarantina di presenti), pochissimi i colognesi tra il pubblico, sguardi torvi verso di noi, riconosciuti come estranei. Osservando meglio, parte del pubblico ha l’aria di essere composto da militanti di estrema destra (con l’armamentario di teste rasate, tatuaggi e look a tono). Non lascia dubbi – oltre all’appartenenza politica del Corradini – la presenza di Angela De Rosa, portavoce di Casa Pound Milano, già candidata alle regionali 2018 per il partito delle tartarughe frecciate . Quando tiriamo fuori una macchina fotografica, De Rosa si preoccupa intralciare in tutti i modi foto e riprese, come se fossimo a un raduno privato e non a un evento pubblico in un luogo pagato con le nostre tasse di cittadine/i colognesi.

Dalla pagina Facebook di Angela De Rosa, oggi rimossa dalla piattaforma per incitamento all’odio.

Eppure è così, di fatto la serata è una specie di party privato per neofascisti, con tanto di banchetto con libri delle case editrici Altaforte (di proprietà di CP, esclusa dal Salone del libro di Torino per la convinta adesione del proprietario – il picchiatore Francesco Polacchi – al partito della tartaruga e all’ideologia fascista in generale) e Ferrogallico, altro editore di estrema destra.

Banchetto dei libri: Altaforte edizioni

 

Banchetto dei libri: edizioni La Verità e Ferrogallico (logo in basso a destra)

 

Aspettiamo con ansia il sindaco Rocchi per capire cosa dirà in quanto responsabile dei servizi sociali (di cui mantiene la delega da quattro anni); al suo posto compare però Gianfranca Tesauro (Fratelli d’Italia), vice sindaco e assessora con delega a servizi finanziari, contabilità, ragioneria, patrimonio. Lei stessa ammette candidamente di non sapere molto di servizi sociali e affidi, oltre al fatto di essere stata avvisata solo poche ore prima dell’assenza del sindaco, dovuta a indisposizione improvvisa. L’intervento è breve e incerto, sicuramente non all’altezza della complessità del tema. Come diceva quel tale, a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: ci è venuto il sospetto che il sindaco se la sia svignata all’ultimo momento per evitare di essere immortalato con quell’imbarazzante combriccola, specie alla vigilia di una campagna elettorale in cui punta alla rielezione. In giornata, infatti, era circolata l’accusa di un consigliere comunale di opposizione, poi ripresa dalla Gazzetta della Martesana, che avvertiva come Casa Pound si fosse camuffata per organizzare l’assemblea senza contestazioni.

 

Per concludere, quindi, il sospetto era fondato: i neofascisti di CP hanno organizzato un evento praticamente solo per loro in uno spazio pubblico, tra l’altro senza avere il coraggio di dirlo in modo chiaro.

La seconda cosa grave è che l’amministrazione comunale di Cologno Monzese ha deciso di dare copertura politica a un gruppo neofascista dedito alla violenza e di recente oscurato da Facebook e Instagram per istigazione all’odio – forse per ricambiare il favore del sostegno dato alla maggioranza in consiglio comunale da Corradini. Cosa non si fa per un pugno di voti.

Terzo, riteniamo disgustoso che un gruppo di fascisti faccia propaganda, questa sì, sulla pelle dei bambini, usando un caso di cronaca complesso e ancora in fase di indagine per cercare visibilità e mostrare una facciata rispettabile.

 

Ci attiveremo sempre per denunciare simili episodi e per fare in modo che non si ripetano, soprattutto durante la campagna elettorale che inizierà a breve.

 

Rete antifascista Cologno
24 settembre 2019

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Mobilitazione

Introduzione della Rete per “Conoscere per non stare a guardare. L’estrema destra in Lombardia e in Italia”.

Riportiamo di seguito la traccia scritta della nostra introduzione all’incontro Conoscere per non stare a guardare. L’estrema destra in Lombardia e in Italia, svoltosi presso l’auditorium di via Petrarca 9 a Cologno Monzese il 17 maggio 2019.

***

Buonasera e benvenut* al secondo incontro pubblico della Rete antifascista Cologno.

La nostra Rete – ricordiamo – nasce nell’aprile 2018 per dare una risposta popolare, di piazza, pacifica ma determinata alla cosiddetta “rievocazione storica” di un campo dell’esercito della Germania nazista voluta dall’amministrazione comunale della nostra città e svoltasi a giugno scorso (prevista inizialmente a ridosso del 25 aprile e con esplicito riferimento alla Liberazione).

Siamo contenti di poter svolgere un’assemblea pubblica in questo auditorium: lo scorso febbraio, infatti, questo stesso luogo – regolarmente prenotato e affittato – ci venne vietato per via dell’infondata accusa di “negazionismo” sulle foibe. La colpa, nostra e della relatrice invitata, era di voler andare oltre le narrazioni nazionaliste, antipartigiane e antislave che inquinano il Giorno del ricordo, per ragionare su fonti, numeri, uso pubblico della storia e propaganda di estrema destra. Oggi siamo felici di esserci ripresi lo spazio che ci spetta e di ospitare Claudia Cernigoi a Cologno Monzese.

Il tema di questa sera è l’estrema destra neo/post/para fascista. Fino a pochi mesi fa, c’era ancora qualcuno che negava l’attualità del tema, accusandoci di essere preda di spettri vecchi di 70 anni. Oggi non ci sono più dubbi: la cronaca restituisce elementi come il brutale stupro di Viterbo, ad opera di un consigliere comunale di Casapound; la polemica sulla presenza della casa editrice del medesimo partito al Salone del libro di Torino; il presidio aggressivo e razzista nella borgata romana di Casalbruciato, in cui le tartarughe frecciate hanno aizzato la guerra tra poveri contro una famiglia rom regolarmente assegnataria di un alloggio popolare.

Ci sono le organizzazioni della galassia neo-fascista, certo: gente pericolosa, violenta, a cui va impedito ogni spazio pubblico di propaganda e ogni radicamento territoriale, pena gravi rischi per l’incolumità di attivist* progressist*, donne, soggetti LGBTQ+, migranti.

Ma ci sono anche forze politiche di governo, che – oltre a dare legittimità e accettare nelle proprie liste i neo-fascisti – sdoganano in modo plateale il fascismo storico e l’armamentario ideologico dei fascismi vecchi e nuovi: pensiamo al “Prima gli italiani”, ai balconi, alla cosiddetta “legittima difesa”, alla gogna mediatica via social per gli oppositori del “capitano”. La Lega di Salvini è un partito di estrema destra, nelle idee e nelle pratiche.

Di questo abbiamo avuto e abbiamo prova anche nella nostra città, con l’ormai lungo elenco di provvedimenti che vanno dalla chiusura della scuola di italiano comunale e del centro interculturale delle donne, allo svuotamento del senso del consiglio comunale; dall’ordinanza contro chiunque avesse ospitato richiedenti asilo (condannata dal tribunale di Milano), fino alla mozione di censura che espelle dagli spazi pubblici chiunque abbia una lettura diversa dalla giunta della storia delle foibe.

Per tutte queste ragioni, abbiamo pensato di parlare pubblicamente, questa sera, dell’estrema destra a livello nazionale e regionale. Perché conoscere è il primo passo per agire.

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foibe e confine orientale 1920-1947, Informazione

La giunta Rocchi colpisce ancora… chi cerca di raggiungere la verità storica

Un altro atto politico della giunta Rocchi può essere aggiunto alla lista di scelte autoritarie praticate fin qui.

Nella seduta del 18 febbraio scorso il consiglio comunale, su impulso del consigliere Lorenzo Corradini di Casa Pound e con le “correzioni” del sindaco Rocchi, ha approvato una mozione che non esitiamo a definire liberticida e  probabilmente illegittima.

Come saprete, per lo scorso 7 febbraio avevamo provato a organizzare  a Cologno una conferenza che aveva come relatrice la storica Claudia Cernigoi per cercare di ricostruire le vicende del confine orientale che hanno portato ai tragici omicidi delle foibe, oggetto tra le altre cose del Giorno del Ricordo. Ci era stato negato dalla giunta di Cologno Monzese l’uso dell’auditorium comunale che avevamo richiesto a seguito delle pubbliche critiche all’amministrazione comunale fatte dal consigliere di Casa Pound. Entrambi accusavano Claudia Cernigoi di essere negazionista e il sindaco diceva in sostanza che questa conferenza non era “opportuna” nelle vicinanze del 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

Se dunque il sindaco aveva fatto intendere pubblicamente che quello fosse solo un rinvio, con l’approvazione della mozione di Casa Pound dello scorso lunedì (che potete leggere nella forma “originale” qui) sembra proprio che si rimangi la parola, e si arroghi il diritto di decidere chi possa parlare pubblicamente sui temi relativi al Giorno del Ricordo e chi no. La mozione approvata infatti ha come oggetto “Impegno a non concedere spazi pubblici per manifestazioni o conferenze negazioniste o revisioniste riguardo la storia dell’eccidio delle foibe e dell’esodo istriano giuliano e dalmata”. Qui potete leggere le correzioni fatte dal sindaco, che come vedete sono puramente di forma e confermano la sostanza: sull’argomento foibe esiste un’unica verità (detenuta dal sindaco?), e nessuno la può mettere in discussione.

A meno che il Rocchi non si rimangi le accuse di negazionismo a Claudia Cernigoi (che nel frattempo lo ha diffidato dal definirla tale) dunque la nostra conferenza potrebbe non tenersi mai più fintanto che resti valido questo “impegno”, grazie al furbo escamotage di inserire tra le “pratiche proibite” anche il revisionismo. Questo è doppiamente grave: non solo nel caso specifico ma anche in generale, perché fa passare il concetto che il revisionismo storico sia sempre sbagliato.

La confusione su questo termine nasce dal fatto che, almeno fino ad oggi, per revisionismo si è sempre inteso quello di matrice neonazista, volto, quello sì, a negare la Shoah. Ma di per sé il termine revisionismo non è un termine negativo; come abbiamo già scritto la Treccani (non noi, quindi) ne indica il significato cometendenza a modificare interpretazioni storiche ormai consolidate, spec. sulla base di ricerche volte a riconsiderare particolari aspetti dei fenomeni che ne costituiscono l’oggetto .

Quello che fa la differenza sono le finalità e con quale metodo è praticato. Se come nel caso di Claudia Cernigoi e altri storici è praticato con rigore scientifico, basandosi su documenti concreti e ufficiali, con lo scopo non di negare, ma di provare a ricostruire sequenze di eventi, di fare chiarezza su circostanze di avvenimenti storici (nella fattispecie sulle cifre delle vittime degli omicidi delle foibe e in generale delle vicende del confine orientale nel periodo che va dall’insediamento del regime fascista fino al termine della seconda guerra mondiale), dovrebbe essere non solo permesso, ma a nostro avviso incentivato. Al contrario quello praticato dai cosiddetti “revisionisti” della Shoah non fornisce documenti concreti a sostegno delle loro tesi, ma cerca solo di mettere in dubbio la veridicità di quelli esistenti al fine di negare che ci sia stato il genocidio di ebrei, rom, omossessuali e oppositori politici da parte del regime nazista di Adolf Hitler. È questo tipo di revisionismo, per metodi e finalità, che non è moralmente e deontologicamente accettabile e va respinto.

Tornando alle nostre vicende: nonostante questo “impegno” da parte dell’amministrazione comunale non ci fermeremo: chiederemo anzitutto che ci vengano fornite dal funzionario di riferimento le motivazioni all’atto che ha bloccato la concessione dell’auditorium, e proveremo nuovamente a organizzare la conferenza nella nostra città. Ne va della tenuta dei princìpi democratici, della tutela della storia come patrimonio comune e condiviso, della promozione della ricerca storica fatta con rigore e da chi non strumentalizza vicende tragiche e dolorose per proprio tornaconto.

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Informazione, Mobilitazione

L’amministrazione Rocchi alla prova del “fascismo perenne” di Umberto Eco

A cosa serve una Rete antifascista a Cologno Monzese nel 2019? Il regime fascista non è finito nel 1945 con la fine della Seconda guerra mondiale e con l’avvento della Repubblica? Buona domanda. La risposta è che il fascismo storico è, appunto, un fatto storico; ma pensiamo che idee e pratiche del fascismo come visione del mondo e come movimento politico siano oggi vive, vegete e presenti in organizzazioni politiche e discorsi pubblici che non si rifanno apertamente al fascismo. Aggiungiamo poi che anche qui a Cologno ci sono organizzazioni politiche che in modo aperto e aggressivo rivendicano la continuità con il fascismo storico (i gruppi della galassia neo-fascista).
Ma diremo di più: a nostro avviso l’attuale amministrazione comunale leghista ha diversi punti di contatto con idee e pratiche del fascismo come visione del mondo e come movimento politico. Questa è la ragione che ha portato molti cittadini e cittadine, associazioni, forze politiche e sindacali a unire le proprie forze, prima, nel “Comitato 16 Marzo” in difesa dei servizi pubblici, e poi, nella Rete antifascista Cologno, chiedendo la cancellazione della manifestazione organizzata dal Comune “Cologno al tempo della seconda guerra mondale”, in difesa della democrazia e dei diritti costituzionali, contro ogni forma di oppressione.

Ma andiamo a spiegare cosa intendiamo.

La giunta Rocchi non si è impegnata nel perseguire politiche sociali di sostegno delle fasce più deboli della cittadinanza, ha solo dichiarato di voler mettere al primo posto “i cittadini”, “gli italiani”, “i colognesi”, e via riducendo. Delle politiche sociali si è semplicemente disinteressata, perseguendo con ossessiva pervicacia scelte che sembrano avere come unico obiettivo il rifiuto dell’accoglienza dei migranti, l’ostracismo all’integrazione e all’inclusione delle persone di origine straniera, sino all’aperta discriminazione nell’esercizio degli elementari diritti alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla casa, quando la normale attività amministrativa ne forniva la possibilità.

Queste politiche discriminatorie sono giustificate in nome della sicurezza. Per la giunta Rocchi il rifiuto e l’allontanamento del “diverso” fa rima con la sicurezza, quando è esattamente il contrario: l’esperienza di questo ventennio di inizio secolo, con gli eventi tragici a livello mondiale che tutti ricordiamo (guerre, terrorismo, catastrofi ambientali) vedono proprio nell’esclusione e nelle diseguaglianze il seme più pericoloso che genera insicurezza.

Ricordiamo qualche provvedimento di questa giunta a titolo di esempio:

La politica della casa e dei servizi sociali è in genere volta a impedire l’accesso ai cittadini più bisognosi, e quindi in primo luogo agli extracomunitari. Gli atti amministrativi hanno spesso incluso vere e proprie clausole che escludono immigrati e poveri (e molto spesso le due categorie si sovrappongono): tra i requisiti dei bandi figura ad esempio la residenza in loco da almeno 5 anni, mentre la condizione economica, certificata dall’ISEE, che dovrebbe essere considerato il primo elemento di valutazione, viene invece depotenziato come nel caso dell’assegnazione delle case popolari o nei criteri di formazione delle graduatorie  nel caso delle borse di studio per gli studenti in uscita dalla terza media.

Per perseguire tali obiettivi l’Amministrazione Rocchi aveva bisogno di una macchina comunale che rispondesse ai comandi impartiti dall’alto (spesso scavalcando e mortificando il ruolo dei tecnici), senza andare troppo per il sottile e senza farsi troppe domande. L’approccio agli operatori dei servizi e ai dipendenti comunali in generale è stato quindi caratterizzato dall’uso del bastone e della carota: assunzioni, promozioni e benefit per gli “yes men”; demansionamenti, trasferimenti forzati e sanzioni per i dipendenti refrattari, sindacalizzati o di opposte idee politiche.

In coerenza con questa incultura politica, la giunta a trazione leghista ha sistematicamente perseguito la sottrazione del dibattito e del confronto politico a livello istituzionale, a partire dal Consiglio Comunale, e nei rapporti con i cittadini. Le forze politiche dell’opposizione presenti in Consiglio Comunale, soprattutto quelle che nel tempo hanno criticato l’operato del Sindaco e della Giunta, hanno subìto e subiscono continui boicottaggi all’espletamento delle proprie funzioni di vigilanza e controllo, nonostante lo statuto preveda che “Il consiglio comunale conforma l’azione complessiva dell’ente ai principi di pubblicità, trasparenza e legalità ai fini di assicurare imparzialità e corretta gestione amministrativa” (art. 21).
Si elencano gli episodi che si sono succeduti a partire dall’insediamento di questa Giunta leghista:

  • le mozioni all’ordine del giorno inserite ai primi punti e poi invertite durante la seduta al fine di discuterne in tardissima serata senza il pubblico presente in aula, o al momento della discussione dei punti tatticamente si sospende la seduta per mancanza del numero legale;
  • la chiusura dei microfoni durante le sedute per censurare i Consiglieri Comunali durante il dibattito;
  • gli Uffici amministrativi, su mandato dei politici, paventano difficoltà ed escamotage per evitare la consegna di documentazione richiesta dai Consiglieri;
  • il diniego da parte dell’amministrazione di produrre le copie degli atti sottoposti ad approvazione da parte del Consiglio Comunale o delle Commissioni;
  • pochi Consigli Comunali convocati se non per gli atti obbligatori come il bilancio e le tariffe;
  • le Commissioni tecniche sono convocate sporadicamente e quando sono convocate gli assessori hanno un approccio superficiale e poco aperto al dibattito e alla condivisione delle proposte;
  • le mozioni presentate dalla minoranza e approvate in Consiglio ad oggi non sono state attuate (barriere architettoniche, vie intitolate a figure femminili, attuazione del regolamento per gli strumenti di partecipazione popolare in base allo statuto comunale);
  • tutti gli strumenti partecipativi previsti dallo statuto del Comune, nonostante i solleciti, non sono stati avviati (Consulte di quartiere, petizioni presentate agli organi di competenza in base all’argomenti, altrimenti censurate – vedi raccolta firme contro la chiusura della scuola di italiano o contro l’area feste).

Nei confronti della cittadinanza, inoltre, la giunta adotta il classico atteggiamento populista. Promuove feste a base di banchetti di street food; pubblicizza con enfasi la manutenzione (ordinaria) delle strade perché visibile e sentita dagli elettori; mostra di dialogare con la cittadinanza rispondendo a qualche lamentela sui social network, dando l’impressione di saltare le intermediazioni e dialogando direttamente con il “popolo”.

Come Rete Antifascista ci poniamo come primo obiettivo la difesa e l’attuazione della nostra Costituzione e per ciò stesso la vigilanza contro ogni risorgenza fascista. E questi anni di giunta Rocchi hanno purtroppo fornito un ampio campionario di eventi che di fascismo hanno molto più che un vago sentore:

Per tutti questi motivi continueremo la nostra operazione di vigilanza sull’operato di questa amministrazione e non solo, sperando che la nostra azione sia da sprone a rivedere comportamenti e scelte che si pongono in contrasto con il dettato della Costituzione, che ricordiamo fu scritta proprio da chi ha lottato contro il fascismo storico e conosceva bene il rischio di sottovalutare quei discorsi e comportamenti che oggi, anche a Cologno, stanno tornando a prendere piede.

 

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Strategia della tensione e anni 70

No signor Veltroni: gli anni settanta non furono una notte in cui tutte le vacche erano nere

Walter-Veltroni

Sul Corriere della Sera di domenica 16 febbraio 2020 è stato pubblicato un lungo articolo firmato da Walter Veltroni (ex sindaco di Roma e tra i fondatori del PD) sulla storia di Sergio Ramelli, militante della sezione giovanile del Movimento sociale italiano (il partito neofascista del dopoguerra), morto nel 1975 in seguito alle ferite riportate durante un’aggressione a sfondo politico di militanti di Avanguardia operaia (una delle organizzazioni politiche di sinistra degli anni settanta).

Nessuno ha intenzione di criticare il legittimo rispetto per i morti di una stagione indubbiamente caratterizzata da violenza politica. Nessuno vuole giustificare né rivendicare la morte violenta di un ragazzo così giovane, sia chiaro.
Quel che si vuol dire è che l’operazione politico-culturale di Veltroni è sbagliata e alla lunga finirà per rivelarsi dannosa.

Non convince l’accento messo sulle “divisioni” tra una generazione, tanto meno l’appello finale a una memoria condivisa che metta tutti d’accordo “Sergio e gli altri, divisi sanguinosamente in vita, devono oggi essere uniti nella memoria collettiva”. Non convince perché il filo della narrazione evidenzia un solo punto di vista; perché si dosano attentamente termini come “fanatici” o “belve”, in cui i militanti di sinistra per loro stessa ammissione sarebbero accecati dall’ideologia («All’epoca leggevamo più i testi del marxismo che i testi scolastici»). La ripetizione della formula “ragazzi sia di destra che si sinistra”, a mo’ di giustificazione, mette tutti in un minestrone indistinto che somiglia tanto alla notte in cui tutte le vacche sono nere. Lo stesso Ramelli, poi, diventa una specie di santo laico da cui è eliminata ogni complessità: è solo una vittima, non un ragazzo che ha scelto da che parte stare, in un’epoca diversa da oggi, quando i giovanissimi si politicizzavano presto e facevano scelte di vita anche radicali.

Ma non c’è solo una cattiva memoria del passato, c’è anche una cattiva memoria del presente. Veltroni nel suo articolo dimentica che, in anni recenti, la commemorazione di Sergio Ramelli è stata il pretesto per una marcia su Milano con un migliaio di neofascisti nel quadrante est della città. La data del 29 aprile (anniversario della morte di Ramelli) coincide con una lugubre parata di teste rasate e nostalgici assortiti che, di fatto, mette in scena un anti-25 aprile con tutto il repertorio di riti del presente e saluti romani. A conferma del carattere strumentale di tali manifestazioni, nelle parate nazifasciste del 29 aprile si ricorda anche Carlo Borsani, figura di spicco della Repubblica sociale italiana, giustiziato a Milano nel 1945 subito dopo la Liberazione. In nessun altro paese europeo sarebbe autorizzata una manifestazione di questo tipo, e teoricamente non sarebbe legale nemmeno nel nostro, dove ci sono leggi che vietano la riorganizzazione di partiti fascisti e l’istigazione all’odio razziale. Nell’Italia dei Veltroni, invece, pare che tali parate siano accettabili in nome di una presunta memoria condivisa che poi tanto condivisa non è, ma è la memoria di una sola parte.

Riabilitare “da sinistra” la figura di Ramelli apre infatti la porta a una lettura degli anni settanta appiattita su quella (falsa e manipolatoria) dei post/neo/para fascisti: una lettura secondo cui la violenza politica era simmetrica tra i cosiddetti opposti estremismi, in cui tutto sommato da entrambe le parti militavano giovani idealisti, e in cui alla fine tutti più o meno si somigliano. Quindi sarebbe il caso, secondo i promotori di questa lettura, di mettere in soffitta le divisioni del passato. Un meccanismo del genere si è già visto all’opera nella riabilitazione dei collaborazionisti torturatori della Repubblica sociale italiana e nell’interpretazione nazionalista e anti-partigiana delle complesse vicende riassunte nel termine “foibe”. Un meccanismo di riscrittura della storia ad uso e consumo della lotta culturale e politica di oggi, in cui i neo/post/para fascisti si affannano per rendere maggioritaria la propria visione della storia e, di conseguenza, del presente e della vita pubblica.

Se si vuole costruire una memoria condivisa su questi temi e su quegli anni, pensiamo vada fatto su basi completamente diverse: ricordando tutto, contestualizzando, problematizzando, rifuggendo superficialità e narrazioni troppo lineari e schematiche, evitando di trasformare singole persone in icone prive di chiaroscuri. Le storie personali – che viste da vicino sono certamente drammatiche – non devono far perdere di vista la storia collettiva e le valutazioni di merito. Negli anni sessanta e settanta, ricordiamo, i neofascisti erano il braccio armato e operativo della strategia della tensione; hanno cioè le mani sporche del sangue di centinaia di persone morte nelle stragi a colpi bombe nelle piazze, sui treni e nelle banche, nonché delle decine di militanti di sinistra uccisi in agguati e aggressioni di ogni tipo. Come spesso ci troviamo a ripetere: noi ricordiamo tutto.

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foibe e confine orientale 1920-1947

Cassina de’ Pecchi: a teatro con i testi di chi manipola la storia

A Cassina de’ Pecchi (MI), domenica 16 febbraio andrà in scena uno spettacolo teatrale su Norma Cossetto. Autore dello spettacolo è Emanuele Merlino, figlio di Mario Merlino, nome noto del neofascismo italiano per essersi infiltrato nel 1969 all’interno del gruppo anarchico in cui militava Pietro Valpreda e per contribuito a depistare le indagini sulla strage di piazza Fontana. Emanuele Merlino è anche autore del soggetto e della sceneggiatura del fumetto Foiba Rossa, edito da Ferro Gallico, editore molto vicino ai partiti neofascisti Forza Nuova e Casapound. Pochi giorni fa, l’amministrazione comunale di Pessano con Bornago ha deciso di non permettere la presentazione del fumetto nella biblioteca civica, dato il carattere manipolatorio, storicamente inesatto ed evidentemente di parte neofascista nel presentare la vicenda di Cossetto e più in generale il periodo 1943-1945 nelle zone del confine orientale. Essendo il testo dello spettacolo opera dello stesso autore, non è improbabile che ricalchi le idee del fumetto neofascista.

Si legge infatti nella presentazione dell’evento: “La protagonista della storia è una giovane studentessa istriana, catturata ed imprigionata dai partigiani slavi, lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi buttata in una foiba, Norma Cossetto, divenuta emblema di un mondo ferito”. Come spiegato approfonditamente dal gruppo di ricerca storica Nicoletta Bourbaki, delle cose scritte sopra ne sono documentate solo due: Cossetto

“scomparve dopo essere stata prelevata dagli insorti istriani nel caotico settembre del 1943; due mesi dopo, in dicembre – sul giorno preciso le versioni sono discordanti – il suo corpo fu estratto dalla foiba di Surani, vicino ad Antignana/Tinjan nell’Istria centrale, assieme ad altri 25 corpi”.

Sul resto, solo dicerie non verificate, riferite anni dopo il ritrovamento del corpo, con l’aggiunta progressiva di particolari macabri. Lo scopo: dopo l’insurrezione dell’Istria nel 1943, le truppe hitleriane occuparono la zona. La macchina della propaganda del Reich iniziò a lavorare a pieno ritmo enfatizzando i ritrovamenti di corpi nelle foibe, in modo da presentare i partigiani come belve assetate di sangue e – soprattutto – dividere italiani da sloveni e croati. La carta dell’odio etnico serviva a dividere il movimento partigiano che fu, proprio come quelle terre, plurilingue e plurinazionale.

Il teatro e gli attori (una compagnia amatoriale del territorio) sono probabilmente in buona fede, ma il testo dello spettacolo rischia di alimentare narrazioni tossiche a base di nazionalismo italiano, razzismo antislavo e riabilitazione dei criminali nazifascisti.

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Informazione

Annullata la presentazione neofascista a Pessano con Bornago

Buone notizie!

L’amministrazione comunale di Pessano con Bornago (MI) – grazie alle pressioni della sezione locale dell’ANPI – ha revocato la concessione di una sala della biblioteca civica all’iniziativa di Fratelli d’Italia e Gioventù nazionale che, con il pretesto del Giorno del ricordo, avrebbero presentato un fumetto zeppo di nazionalismo e bufale storiche, pubblicato da una casa editrice neofascista, con un sedicente cantautore di estrema destra.

Fermare lo scempio della memoria storica è possibile, togliere spazi ai neofascisti è necessario.

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Informazione

Neofascisti in Martesana

Con il pretesto del Giorno del ricordo, Fratelli d’Italia e Gioventù nazionale (sezione giovanile del partito di Giorgia Meloni) hanno organizzato un evento esplicitamente neofascista a Pessano con Bornago (MI).

Come si vede dalla locandina, si dà spazio al cantautore neofascista Federico Goglio (in arte Skoll) e alla casa editrice Ferrogallico, con il suo fumetto Foiba rossa.

Skoll è un punto di riferimento della sedicente “musica alternativa” italiana, cioè un neofascista militante che ha scelto di usare il linguaggio musicale per fare propaganda politica.

“Ferrogallico, aka Signs Publishing S.r.l., è una casa editrice di fumetti vicinissima all’estrema destra, nel cui consiglio d’amministrazione siedono, tra gli altri, il [già nominato] cantautore Federico Goglio, nome d’arte Skoll, e i dirigenti di Forza Nuova Alfredo Durantini (segretario provinciale a Milano) e Marco Carucci (responsabile della comunicazione)”.

Quanto a Foiba rossa, si tratterebbe della storia a fumetti dell’omicidio di Norma Cossetto. “La vicinanza al fascismo, del terzo o del secondo millennio, trasuda fin dalle prime vignette e balloon di quest’opera, dedicati alla storia dell’Istria, esposta con le omissioni e i falsi storici tipici della vulgata fascista: il passato mitico puramente italico con la presenza slava, pur millenaria, completamente rimossa; la riproduzione di una falsa ordinanza di pulizia etnica anti-italiana nel Trentino e sull’Adriatico orientale che sarebbe stata firmata dall’imperatore austriaco Francesco Giuseppe in persona (p. 13, completamente smentita dai fatti), per arrivare infine alla rappresentazione di un plebiscitario anelito all’Italia che si sarebbe espresso, secondo gli autori, nei nomi finalmente italiani dei fanciulli istriani dopo l’annessione al Regno d’Italia (p. 17) – mostrando dunque come entusiastica e spontanea quella che fu in molti casi un’italianizzazione forzata e una snazionalizzazione violenta.
Come al solito, l’anelito all’Italia si concretizza nell’anelito al fascismo: il buon patriarca italico di casa Cossetto esibisce la camicia nera in scene di altruismo e magnanimità e tutti i saluti fra i popolani assomigliano decisamente a saluti romani, persino le risposte all’appello dei bambini a scuola. Sembra quindi ovvio che, arrivati alla guerra, quando Tito ordina di cacciare i fascisti un suo compagno risponda perplesso «Ma anche in Istria? Li sono quasi tutti italiani», a completa sovrapposizione delle due categorie (p. 47). Così si arriva a un falso ordine di Tito, simile a quello di Francesco Giuseppe, che avrebbe ordinato sic et simpliciter di cacciare gli italiani dall’Istria (p. 48). Insomma il solito bric-à-brac fascista che mischia imperialismo, razzismo, irredentismo oltranzista e vittimismo”.

[I brani citati tra virgolette sono tratti dall’approfondimento https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/02/fantasy-norma-cossetto-3-foibe-rosse/#foibarossa ].

Per concludere, osserviamo come Fratelli d’Italia e in particolare Gioventù nazionale, nell’area della Martesana, abbiano radicalizzato il proprio discorso pubblico, assumendo i temi, le parole e i valori tipici della destra neofascista più aggressiva. Gioventù nazionale, poi, sta cercando di accreditarsi come organizzazione giovanile neofascista più presente e attiva in zona.

Ci auguriamo che l’amministrazione comunale ritiri l’autorizzazione per l’uso della sala conferenze delle biblioteca e non conceda spazi pubblici a chi fonda la propria visione del mondo e della politica su nazionalismo guerrafondaio, razzismo e sopraffazione.

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Mobilitazione

Memoria recente – Presidio davanti a Villa Casati

Riportiamo qui, al fine di conservarne la memoria, un’iniziativa antifascista che si svolse a Cologno Monzese nel novembre 2017, prima della formazione della nostra Rete.

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Ancora una volta Cologno, città medaglia d’argento al valore civile per la Resistenza partigiana, viene sfregiata dalla giunta leghista che la governa. Il Comune ha concesso infatti il patrocinio ad un’iniziativa di Sol.Id, una ONLUS con noti legami con Casa Pound, dando loro addirittura la sala riservata alle iniziative istituzionali all’interno di Villa Casati, sede del Consiglio Comunale e della giunta, ossia delle istituzioni che rappresentano tutti i cittadini.

Come già era avvenuto qualche mese fa, un’iniziativa che potrebbe avere anche fini condivisibili, come far conoscere la lotta di liberazione del popolo Karen, viene affidata ad organizzazioni e personaggi decisamente discutibili: tra i relatori infatti figura Rubens Rubini, che oltre a essere membro della già citata Casa Pound è, insieme ad altri otto membri dei “fascisti del terzo millennio”, sotto processo per il pestaggio che ha ridotto in coma Emilio Visigalli a Cremona il 18 gennaio 2015.

 

Con questa scelta ancora una volta la giunta Rocchi dimostra senza imbarazzo e in maniera inequivocabile quali sono le organizzazioni che secondo loro meritano sostegno: quelle che non si fanno problemi a usare la violenza fisica contro le persone e che in questo caso, per rifarsi l’immagine, propongono iniziative su popoli oppressi, quando loro per primi propagandano valori e pratiche da oppressori.

Invitiamo quanti come noi pensino che sia gravissimo e inaccettabile dare agibilità politica a certi personaggi e organizzazioni ad essere presenti sabato 18 novembre 2017 a Cologno Monzese in piazza Castello dalle 15.00 per dire chiaramente che

I FASCISTI A COLOGNO NON LI VOGLIAMO!

 

 

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Mobilitazione

Memoria recente – Cologno città aperta

Riportiamo qui, al fine di conservarne la memoria, un’iniziativa antifascista che si svolse a Cologno Monzese nel giugno 2017, prima della formazione della nostra Rete.

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Sabato 10 giugno l’Amministrazione comunale di Cologno Monzese patrocinerà una serata sul tema della lotta alla pedofilia organizzata da un’associazione appartenente a Lealtà e Azione, noto gruppo neofascista.
I protagonisti della serata, Povia e Amato, con la scusa della pedofilia e della fantomatica ‘teoria gender’, portano in giro per l’Italia uno spettacolo che attacca aborto, divorzio, unioni civili e in generale la libertà delle persone gay, lesbiche, trans, queer di amarsi, farsi una famiglia e vivere felici (v. locandina di seguito).

Una serie di realtà sociali e politiche colognesi pensa che la nostra città debba restare aperta e non debba aver nulla a che fare con i messaggi di odio, discriminazione e soffocamento delle libertà che verranno propagandati. Hanno perciò deciso di organizzare un’assemblea pubblica per riflettere insieme e raccontare un’idea di città diversa, aperta e inclusiva, che parli la lingua delle libertà e dei diritti per tutt*.

 

L’appuntamento è per venerdì 9 giugno, per una serata insieme a:

 

VENERDÌ 9 GIUGNO 2017
ore 21.00
Auditorium di via Petrarca 9 – Cologno Monzese (MI)

 

E’ stata inoltre lanciata una petizione per chiedere all’Amministrazione comunale di revocare il patrocinio all’associazione neofascista che organizzerà la serata del 10 giugno. Per firmare CLICCA QUI.

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